19 marzo, online: OSSERVATORIO SUL FUTURO DELL’UE “Il Referendum costituzionale sulla Giustizia: per l’Europa votiamo NO”

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Continuano gli incontri di informazione e confronto sul futuro cantiere dell’Unione Europea di domani che APICEUROPA propone nell’ambito dell’osservatorio “Europa Futura”, un format online aperto a tutte e tutti.

Il prossimo incontro ONLINE sarà giovedì 19 marzo alle ore 20.30 e proporrà una riflessione sul tema:

“Il Referendum costituzionale sulla Giustizia: per l’Europa votiamo NO”

Il NO alla consultazione referendaria del 22-23 marzo prossimo non è solo un impegno per la salvaguardia della democrazia in l’Italia, che pure ne ha un gran bisogno, ma è anche un contributo per un rilancio del progetto europeo.
Partendo da questa premessa, ci incontreremo online giovedì 19 marzo alle 20.30 per un momento di dialogo aperto a tutti e tutte, in cui approfondiremo la proposta di modifica costituzionale oggetto del referendum del 22 e 23 marzo, cercando di comprenderne i contenuti e di analizzare insieme quali effetti potrebbe avere sul posizionamento dell’Italia nel contesto europeo e sulle sue prospettive future in Europa.

L’invito è aperto a quanti non si rassegnano all’irrilevanza dell’UE e lavorano per una futura Unione federale.  

Per partecipare, è sufficiente iscriversi compilando questo modulo: https://forms.gle/ZybGEksXCGfBDk3j7

Il link di partecipazione per l’incontro online sarà inviato a coloro iscritti via mail una volta effettuata la registrazione.

Per informazioni: info@apiceuropa.com

IL NO AL REFERENDUM È UN SÌ ALL’EUROPA

Il contesto mondiale con predatori globali all’opera in guerre provocate in violazione alle regole fondamentali del diritto internazionale fa da sfondo al rischio che corrono le regole elementari delle nostre sopravvissute democrazie in Italia e in Europa.

Nell’Unione Europea il rispetto dello Stato di diritto resta il caposaldo della nostra convivenza civile, ma è minacciato da forme striscianti di deregolamentazione nello spazio economico in nome della competitività, inducendo un clima di allentamento di vincoli da tempo condivisi, con l’obiettivo di fare dell’Unione Europea “un’economia sociale di mercato”, come affermato nell’art. 3 del Trattato di Lisbona.

L’esasperazione in corso della competizione economica sta riducendo le garanzie sociali anche nell’Unione Europea, in particolare sotto la pressione di Stati Uniti e Cina, non proprio due modelli di democrazia.

Aggravano questa situazione nell’UE le ripetute violazioni allo Stato di diritto di alcuni suoi Paesi membri, in particolare sull’indipendenza della magistratura, come in passato in Polonia e a tutt’oggi in Ungheria, ma anche come avvenuto in Italia sul fronte migranti, nonostante i richiami della Corte europea di giustizia, rigorosamente rispettati dalla magistratura italiana in coerenza con la prevalenza del diritto europeo su quello nazionale.

In questo quadro l’Italia rivela non poche falle nel rispetto dello Stato di diritto, come ancora segnalato dall’ultima Relazione sul tema dalla Commissione europea e dal numero delle procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia dalla stessa Unione Europea.

A dicembre 2025 l’Italia ne ha contate 69, di cui 55 per violazione del diritto UE e 14 per mancato recepimento di direttive comunitarie.

E non sono meno inquietanti le misure adottate in materia di sicurezza che contribuiscono alla percezione di un clima emergenziale che non fa bene alla democrazia.

L’allentamento del quadro regolatore comunitario, liberamente condiviso dall’Italia, oltre minare la credibilità nazionale agli occhi dei nostri partner, indebolisce l’assetto istituzionale UE e contribuisce a logorare il nostro comune sistema democratico.

In Italia l’attacco all’indipendenza della magistratura va ad aggiungersi alla prevalenza del potere dell’esecutivo su quello parlamentare, alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato, minacciato ulteriormente da una eventuale futura riforma con il premierato, in linea con crescenti derive autoritarie in corso.

Tutte queste operazioni minacciano gli equilibri costituzionali italiani non solo per i 7 articoli esposti, nel contesto politico attuale, ad una rischiosa modifica, ma anche il rispetto di un articolo fondamentale come l’art. 11 che vincola le decisioni italiane al rispetto del trasferimento di sovranità liberamente consentito dall’Italia. Come nel caso dell’ambiguità consentita dal governo italiano nel caso della partecipazione all’azzardato Consiglio di Pace, costruito su sua misura da Trump, in disinvolta violazione alla legittimità internazionale, dal quale si è dissociata l’Unione Europea, salvo due discutibili compagni di strada come Ungheria e Bulgaria.

Al momento di deporre la scheda nell’urna sarà bene ricordarsi che “quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”, come se nella riforma della giustizia ci fosse solo la separazione delle carriere o il sorteggio per il Consiglio superiore della magistratura e non invece una mina vagante che minaccia la nostra democrazia e quella dell’Unione Europea.

Un NO senza esitazione al referendum del 22-23 marzo è un SÌ alla salvaguardia di quello che resta della nostra democrazia e un SÌ alla costruzione di una nuova Europa più democratica e più efficiente, perché rispettosa delle regole di dialogo e divisione dei poteri che l’hanno alimentata finora e che hanno contribuito a oltre ottant’anni di pace e di crescente benessere, con un impegno di giustizia sociale unico al mondo.

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