Stato dell’Unione: verso una federazione di stati-nazione

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Nel discorso annuale sullo Stato dell’Unione, tenuto davanti all’europarlamento a Strasburgo, il Presidente della Commissione Europea ha auspicato che l’UE “si evolva e muova verso una federazione di stati-nazione, per la cui creazione servirà un nuovo Trattato”. In questo percorso, Barroso vede come necessaria la partecipazione dei cittadini europei che devono essere “più coinvolti nel percorso democratico dell’UE”. Auspica perciò un cambiamento importante, che potrebbe essere messa in pratica senza un cambiamento dei Trattati:  i partiti politici europei dovrebbero poter proporre un candidato da eleggere direttamente alla Presidenza della Commissione Europea già nelle prossime elezioni europee del 2014.

Oltre ad un’Unione più democratica e politica, il Presidente Barroso ha chiesto il rafforzamento della coesione economica e monetaria (UEM): in tal senso andrà il piano d’azione che sarà presentata in autunno dalla Commissione.

Parlando degli strumenti messi in atto nell’UE per combattere la crisi, il Presidente della Commissione ha fatto appello al rispetto dell’indipendenza della Banca Centrale Europea (BCE) che “non può e non intende finanziare i governi, ma ha il dovere di ripristinare l’integrità della politica monetaria quando i canali monetari non funzionano propriamente”.

Barroso ha preso in esame l’urgenza che l’Europa  ha di tornare a crescere per guadagnare in competitività anche attraverso riforme strutturali.  Ha sottolineato la necessità di completare il mercato unico, per ridurre la dipendenza energetica, per promuovere la competitività in settori quali l’energia, i trasporti e le telecomunicazioni, per creare un mercato europeo del lavoro, per esplorare il settore della  “crescita verde”, e per essere più ambiziosa in materia di istruzione, ricerca e innovazione. Per assicurare tutto questo il Presidente ha difeso “lo strumento per la crescita”, ovvero il prossimo bilancio europeo per il periodo 2014-2020, invitando la Commissione, il Parlamento e tutte le “forze pro-europee” a difendere il quadro finanziario pluriennale, “quale bilancio per la crescita, la coesione economica, sociale e territoriale tra gli Stati membri e all’interno degli Stati membri”.

Affrontati anche i temi dell’equità e della solidarietà, ricordando l’importanza della lotta all’evasione fiscale e dell’introduzione di un’equa tassa sulle transizioni finanziarie, come strumenti di giustizia sociale.

Nel terzo discorso davanti all’Europarlamento, il Presidente non ha dimenticato di ricordare l’impegno dei Paesi più vulnerabili nel risanare i bilanci, rinnovando il sostegno alla Grecia “perchè rimanga a pieno titolo membro dell’UE e della moneta unica.” Dopo una ferma condanna alla Russia di Putin per il trattamento riservato a “due o tre ragazzine che vanno in prigione solo perchè sembra abbiano criticato il leader”, e dopo aver espresso la preoccupazione per ciò che sta succedendo in Siria e ricordato la responsabilità a cui l’Europa non si può sottrarre nei confronti del popolo siriano, il Presidente ha concluso il suo intervento con un invito alla responsabilità rivolto a tutti: “Non ci devono essere muri che dividono gli Stati e dobbiamo evitare il provincialismo nazionale, perchè non possiamo permettere che l’ordine del giorno europeo sia scritto dai nazionalisti. L’indifferenza di chi si professa a favore dell’Europa è ancora più pericolosa dello scetticismo degli antieuropeisti”.

Clicca qui per leggere il discorso completo

 

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