
Il caos regna sovrano nel mondo e nessun demiurgo sembra profilarsi all’orizzonte per trasformarlo in un cosmo ordinato, come ci aveva fatto sperare la filosofia greca. Anzi sembra prevalere, in questi giorni bui di guerra, un’altra parola della saggezza antica: “a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione “ con la lista dei pazzi candidati a perdersi che si allunga ogni giorno. Purtroppo con molti altri innocenti che nel frattempo perderanno la vita o la speranza nel futuro.
Eppure questo mondo, stimolato in particolare dall’Occidente quando ancora esisteva, si era dato delle regole per imbrigliare la violenza e prevenire la follia dei prepotenti di turno. Non tutto era filato liscio dopo la Seconda guerra mondiale, ma conflitti ad alto rischio erano stati evitati, almeno circoscrivendoli e impedendo che prendessero dimensioni planetarie.
Da qualche tempo non è più così: l’aggressione russa all’Ucraina ha segnato una svolta radicale ad opera di un dittatore in preda alla follia della guerra, il conflitto israelo-palestinese è precipitato sotto ogni minimo livello di umana razionalità e, adesso, la guerra di Israele e Stati Uniti con l’Iran salda insieme tre follie di diversa natura ma convergenti nel moltiplicare il caos ben al di là del campo di battaglia.
Come da ormai lunga tradizione l’Unione Europea, ancora gigante economico ma sempre più nano politico militarmente inerme, assiste impotente agli scontri, alcuni già anche in casa sua, come nel caso di Cipro, il Paese cui sfortunatamente tocca esercitare, proprio in questo primo semestre dell’anno, la presidenza di turno nell’UE.
Se da una parte sono condivisibili gli appelli da parte delle Autorità comunitarie a raffreddare il conflitto e a tornare quanto prima al tavolo dei negoziati, non possono non inquietare la debolezza della risposta comunitaria e le tentazioni di fughe in avanti di qualche Paese, ma anche confortare le parole coraggiose di altri.
Tra quanti si stanno mobilitando per un supporto militare va segnalato l’attivismo del presidente francese, Emmanuel Macron, che non esita a brandire la minaccia della deterrenza nucleare in inquietante intesa con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e in dialogo con il Primo ministro britannico Keir Starmer, il solo dei tre colleghi informato preventivamente dagli USA dell’attacco all’Iran.
Diversamente, e con buoni argomenti, si è espresso il Primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, che non ha esitato a condannare l’attacco all’Iran intervenuto fuori da ogni regola e legittimità internazionale, ragionando in coerenza con il rispetto dello Stato di diritto, la bandiera sventolata orgogliosamente dall’Unione Europea, ma cautamente ripiegata per non dispiacere troppo ai due aggressori all’opera, oggi insieme in Iran, e a Trump ieri in Venezuela.
Fuori dai giochi, come da copione, il governo italiano non informato di nulla dall’amico americano, non coinvolto dal “gruppo dei tre”, Francia, Germania e Regno Unito, e lontano mille miglia dal coraggio spagnolo, con il risultato di non essere associato alla decina di Paesi che nell’UE si stanno coordinando.
C’è da sperare che in questo drammatico frangente, l’Unione Europea trovi presto saggezza e coesione per farsi interprete dello Stato di diritto, prendendo le distanze dalle follie dei prepotenti e non solo di quello russo o iraniano.
Siamo cresciuti negli anni accogliendo nuovi Paesi senza invaderne ed occuparne i territori, lo abbiamo fatto nel rispetto di regole condivise, ne abbiamo ricavato benessere e convivenza pacifica: non è adesso il momento di venire meno alla nostra cultura del dialogo e incrinare l’argine del diritto, lasciando libero campo al caos della pazzia.












