Unione Europea a geometria variabile

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Ci sono segnali politici che allertano chi guarda al futuro dell’Unione Europea: una realtà di 27 Paesi ritenuta a torto ingessata nelle sue diverse componenti, che si tratti di alleanze tra le forze politiche o tra Stati membri.

Che le alleanze politiche siano in costante movimento lo dicono ormai con chiarezza le recenti elezioni nazionali e lo confermeranno probabilmente quelle in programma di qui al 2024, compreso per le elezioni europee fra meno di un anno e mezzo.

La prevalenza di forze politiche orientate in favore di una spinta in avanti del processo di integrazione stanno perdendo terreno: è avvenuto nei Paesi scandinavi, come in Italia con le elezioni del settembre scorso, e potrà accadere nelle elezioni del prossimo dicembre in Spagna, mentre in Francia è in sofferenza la politica pro-europea di Emmanuel Macron e si avverte la mancanza di leadership da parte del Cancelliere tedesco, Olaf Scholz.

A fronte di questi movimenti politici si muovono anche nuove alleanze tra Stati membri in un’Unione Europea dove si segnalano smottamenti importanti sulle due faglie che la stanno mettendo in forte tensione: tra i Paesi della “vecchia” Comunità europea e gli ultimi arrivati a inizio secolo sul versante orientale e tra i Paesi del centro-nord e quelli della fascia mediterranea.

La guerra in Ucraina sta alimentando non poche divergenze tra i Paesi confinanti con la Russia (Polonia e Paesi Baltici in particolare) che guardano alla protezione USA e gli altri alla ricerca di una “autonomia strategica” europea, preoccupati per una pericolosa “escalation militare” nel conflitto in corso, come ha ancora dimostrato il recente Vertice della NATO a Ramstein.

In questo contesto, segnato da procedure decisionali che paralizzano l’UE, si colloca anche un rafforzamento di alleanze nell’area mediterranea, frutto di una politica di cooperazione bilaterale che la Francia conduce da anni, tradizionalmente imperniata sul “motore franco-tedesco” e allargata recentemente, nel 2021, all’Italia con il “Trattato del Quirinale” e, lo scorso 19 gennaio, alla Spagna con un analogo accordo bilaterale che si inserisce nella geometria variabile che si sta sperimentando nell’Unione Europea per uscire dalla trappola mortale del voto all’unanimità.

Non si tratta di Accordi che cambieranno il corso della storia, ma raccontano di un’Europa inquieta che sta sperimentando nuove configurazioni di partenariato, con un triangolo Francia-Italia-Spagna che mira ad integrare le relazioni privilegiate con la Germania, in un quadrilatero dai lati non proprio equivalenti.

Resta prevalente il peso della Germania per la sua forza economica e commerciale, per le sue dimensioni demografiche in corso di riequilibrio con la discesa in campo di Italia e Spagna a fianco della Francia. Ne vedremo le prime conseguenze con la riforma del “Patto di stabilità”, entro la fine del secondo semestre (non a caso sotto presidenza spagnola), quando i Paesi della fascia mediterranea dovranno far fronte ai “falchi” del nord, con la loro ossessione per le politiche di austerità, di cui sono prova alcune prime avvisaglie arrivate dai recenti incontri del Forum di Davos.

Il nuovo triangolo politico in costruzione nell’area mediterranea rivela, ad oggi, un assetto ancora precario, tenuto conto delle difficoltà politiche di Macron, dell’incerto futuro del governo socialista spagnolo e della fragile affidabilità europea del nuovo governo italiano. Quest’ultimo avrebbe tutto l’interesse ad avere alleati giusti al momento giusto, rimanendo saldamente in squadra con partner che puntano a salvaguardare il processo di integrazione europea insieme alla Germania, senza essere a questa necessariamente subordinati.

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