Un nuovo asse Roma-Parigi?

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I Vertici in Europa si susseguono e almeno in una cosa si rassomigliano: nella generosità delle Dichiarazioni finali e nell’ottimismo delle conferenze stampa dei loro protagonisti. Non ha fatto eccezione il Vertice italo-francese della settimana scorsa in occasione della riunione del nostro Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica francese, accompagnati ciascuno da una dozzina di ministri.

In un’Unione Europea a Ventotto che non riesce a trovare una quadra sulle politiche da attivare per uscire dalla crisi e che ha appena adottato a Strasburgo un miserabile bilancio comunitario per i prossimi sette anni, non sorprende che i principali Paesi UE cerchino soluzioni parziali e provvisorie in incontri bilaterali, anche se non sempre questi incontri fanno bene alla coesione politica dell’Europa. Abbiamo conosciuto in passato, quando l’UE era più piccola, un “Direttorio” franco-tedesco che molto fece per lo sviluppo dell’integrazione europea, ma che ormai da più di un decennio mostra la corda. Non poteva essere diversamente dopo la caduta del muro di Berlino e l’unificazione tedesca del 1990 che cambiò radicalmente le carte in tavola in Europa, anche se molti se ne accorsero troppo tardi e qualcuno sembra non averlo capito ancora adesso.

La stagione che viviamo registra un progressivo declino di ruolo politico della Francia e una costante difficoltà dell’Italia a farsi attore decisivo nello stonato concerto europeo. Tutto questo rafforza la centralità della Germania e incrina non poco le relazioni tra le due Europe, quella del nord in uscita dalla crisi e quella del sud ancora con l’acqua fino al collo, lontana dall’uscita del tunnel, sempre annunciata e poi periodicamente rinviata.

E’ in questo contesto che vanno collocati il Vertice Italia-Francia e le generose intenzioni che vi si sono manifestate, in particolare quella di passare da una “legislatura di austerità” ad una di crescita, in lotta contro la disoccupazione giovanile, rafforzando il legame tra due Paesi dell’area mediterranea decisi a fare pesare insieme il loro potenziale politico e di mercato nei confronti della Germania. Quali saranno i risultati concreti cominceremo a vederli nei prossimi mesi: è ancora troppo presto oggi per parlare di un asse Roma-Parigi e anche imprudente farlo in aperta polemica con la Germania. Se non altro perché una regola semplice vige in politica, quella internazionale compresa: è meglio essere gli ultimi dei primi, che non i primi degli ultimi.

Nonostante la nebbia sia ancora densa, qualcosa di più concreto ha fatto capolino per i nostri territori. Non tanto la decisione di proseguire nella realizzazione della TAV, relativamente scontata, quanto piuttosto l’impegno ad affrontare il tema di “un’altra importante infrastruttura, la Torino-Cuneo-Ventimiglia-Nizza” e a negoziare “un meccanismo istituzionale di condivisione [tra Italia e Francia] delle responsabilità ben equilibrato riguardante il futuro della linea sia da un punto di vista operativo che del finanziamento”. Tradotto, dovrebbe significare la ricerca di un’intesa tra i due Paesi per almeno tenere in vita una comunicazione in grado di “rendere ancora più osmotici i due Paesi”.

Non è ancora l’asse Roma-Parigi, soltanto un ponte verso Lione e una più modesta passerella Cuneo-Nizza Almeno quest’ultima va nella direzione giusta

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