Un altro colpo contro la libertà di stampa messo in atto in Ungheria

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L’Ungheria si allontana sempre di più da un percorso democratico di stampo europeo: il Népszabadság, giornale indipendente, riferimento dell’opposizione di centrosinistra, è stato costretto a sospendere le proprie pubblicazioni. La società editrice della testata ha motivato la scelta in base a criteri finanziari, in quanto questa avrebbe perso il «74% delle copie vendute negli ultimi 10 anni, corrispondente a più di 100.000 unità». I circa 200 manifestanti riunitisi dinnanzi al Parlamento nazionale, tuttavia, non sembrano essere convinti della versione ufficiale.

«La chiusura improvvisa di Népszabadság costituisce un precedente preoccupante. Sono vicino agli Ungheresi nella loro protesta», così Martin Schulz ha espresso la propria solidarietà. Di «colpo di stato» parla, invece, un giornalista vittima della chiusura imposta dall’alto, che, restando nell’anonimato, ha previsto un futuro a tinte fosche, in cui il governo «cercherà di dipingere questa come una decisione di business, ma non è la verità». Viktor Orbàn si è sempre mostrato sensibile al controllo dei mezzi di comunicazione e c’è chi sostiene che questi vengano utilizzati come portavoce dell’esecutivo. In questo senso Népszabadság era una voce fuori dal coro, spesso critico nei confronti del primo ministro e, di recente, del referendum in merito alla ricollocazione dei rifugiati.

Non appena appresa la notizia il Partito Socialista Europeo ha subito denunciato l’accaduto per bocca del suo capogruppo al Parlamento europeo, Gianni Pittella: « La libertà di stampa è oggi in pericolo in Ungheria. Esortiamo le autorità ungheresi a mettere in atto tutte le misure possibili per garantire la riapertura di Népszabadság e il ritorno al lavoro di tutti i suoi giornalisti. Questo è ciò che un vero e proprio governo democratico dovrebbe fare. Questo è quello che l’Europa si aspetta da Orban e dal governo ungherese ».

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