UE tra sogno e bisogno

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Il sottotitolo recita “Manifesto per una rivoluzione unitaria” e il libro di Daniel Cohn-Bendit e Guy Verhofstadt, “Per l’Europa” (Mondadori, 2012, 10 euro), mantiene la promessa, colorandola con i toni della passione e, quando necessario, dell’invettiva. Il linguaggio assomiglia ancora a quello del focoso “Dany il rosso”, che infiammò le barricate francesi del ’68, le argomentazioni sono quelle del leader verde al Parlamento europeo, in sorprendente accordo con il suo collega Verhofstadt, presidente del gruppo liberal-democratico all’Assemblea di Strasburgo, dopo essere stato primo ministro liberale del Belgio dal 1999 al 2008. Una strana accoppiata che solo il crogiolo europeo può generare in una stagione in cui le ideologie chiuse non funzionano più, supposto che mai abbiano funzionato.
Un libro scritto a quattro mani, in vista dell’appuntamento non più lontano delle elezioni europee del 2014 e all’orizzonte di un sogno che “adesso o mai più”. E’ il sogno di un’Europa che riscopra le sue potenzialità e faccia tesoro della crisi che l’ha colpita per fare un balzo in avanti, non più la lenta evoluzione del passato, che pure tanti benefici ha portato ai cittadini europei, ma una vera “rivoluzione” nata dal bisogno di sopravvivere e ritrovare il posto che le spetta nel mondo, per difendere i nostri valori e fermare lo spettro del nazionalismo e del populismo che minaccia la pacifica convivenza ritrovata dopo le due tragiche guerre mondiali del secolo scorso.
Molti i temi evocati, anche se non tutti argomentati a fondo: è il limite di un libro-pamphlet, ma anche il pregio di un discorso che fila veloce, leggibile e appassionato, quasi una testimonianza di una fede laica in una politica capace di vedere lontano, affrontare il presente per costruire il futuro.
La lettura del presente non fa sconti all’Europa delle occasioni perse, come quella della creazione dell’euro del quale si ricorda giustamente, nell’intervista contenuta nella seconda parte del libro, il primario significato geopolitico: “Dopo il crollo dell’URSS e l’unificazione tedesca, la questione dell’egemonia…si ripropone con la riapparizione di una grande Germania al centro del continente. Per questo viene lanciata la moneta unica, al fine di ancorare definitivamente la Germania all’Europa, per evitare che sia tentata da un Sonderweg, un cammino solitario carico di pericoli. Si è scambiata l’unificazione della Germania contro lo sviluppo europeo” (p. 73). L’errore è stato di pensare che dall’euro sarebbe quasi automaticamente germinata l’unione politica. Quella che invece stiamo ancora aspettando e che è venuta adesso l’ora o mai più di mettere in cantiere: un’Europa federale perché plurale, non solo per i molti Stati – non importa se non saranno subito tutti – chiamati a costruirla, ma più ancora per i molti popoli che la compongono e la sua identità fatta di molte identità: “Esistono tante identità quanti sono gli individui. Ogni essere umano è unico. E, più importante ancora, ciascuna identità è plurale e certo non univoca come vorrebbero far credere i nazionalisti. “Un mondo” separa il fantasma identitario della retorica nazionalista dalle identità multiple e aperte che popolano il mondo reale” (p. 52).
Un libro da leggere d’un fiato per capire perché questa UE è già una straordinaria conquista ma resta ancora un difficile sogno del quale abbiamo urgentemente bisogno.

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