Trump chiude al Trattato “Cieli aperti”

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Sebbene fosse nell’aria da un po’ di tempo, il Presidente Trump ha annunciato ufficialmente e senza tanto diplomatico preavviso, il ritiro unilaterale, fra sei mesi, degli Stati Uniti dal Trattato “Cieli Aperti”. 

Il Trattato, firmato nel 1992, all’indomani della caduta dell’Unione Sovietica e entrato in vigore solo nel 2002, coinvolge 34 Paesi nel quadro della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). L’obiettivo politico del Trattato è, a più riprese, sottolineato nel Preambolo: “ promuovere una maggiore apertura e trasparenza nelle attività militari degli Stati aderenti; contribuire all’ulteriore sviluppo e rafforzamento della pace, della stabilità e della sicurezza comune attraverso la creazione di un regime Cieli Aperti per l’osservazione aerea”.

Si tratta quindi di uno strumento che permette a ciascuno dei 34 Paesi firmatari di sorvolare i territori degli altri Paesi con aerei di ricognizione non armati per la raccolta di dati e informazioni. 

Con gli stessi argomenti usati l’anno scorso per il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato sulle forze nucleari intermedie, (Trattato INF), e cioè le accuse di non rispetto del Trattato da parte della Russia, l’amministrazione americana ha deciso quindi di interrompere la sua partecipazione anche al Trattato Cieli Aperti.  

Si tratta di un ennesimo colpo di piccone inferto dall’amministrazione americana all’insieme dell’architettura basata sul controllo e sulla proliferazione delle armi, costruita a partire dagli anni novanta. Sulla base di quelle accuse, tra l’altro le stesse che la Russia rivolge agli Stati Uniti, Trump giustifica la sua decisione con, da una parte, la necessità di negoziare un nuovo Trattato più adeguato alla realtà militare e tecnologica odierna,  dall’altra con la presenza di efficienti sistemi satellitari, tali da rendere obsoleti i voli di ricognizione. 

Due giustificazioni che non rispondono agli inquietanti interrogativi che esse stesse sollevano. In primo luogo, il gesto unilaterale di Trump accresce la tensione fra Washington e Mosca, una tensione che si ripercuote inevitabilmente anche all’interno della NATO.  In secondo luogo si tratta di un ennesimo gesto di disprezzo nei confronti degli alleati europei, visto che al Trattato Cieli Aperti aderiscono ben 23 Paesi europei della NATO, certamente non tutti in grado di disporre di adeguate coperture satellitari. Infine è un gesto che annulla il significato politico del Trattato, basato su concetti di cooperazione e di distensione. 

Ma oltre all’uscita da questi due importanti Trattati, senza dimenticare l’uscita dall’Accordo sul nucleare iraniano, gli Stati Uniti minacciano anche di non rinnovare un altro grande accordo concluso con la Russia nel 2010, il New Start, che limita il numero di testate nucleari per le due superpotenze. Tutte decisioni che non nascondono l’idea del Presidente Trump di voler coinvolgere la Cina in futuri negoziati sul controllo degli armamenti nucleari, cosa di cui la Cina ha sempre dimostrato, almeno finora, un completo disinteresse.

Una prospettiva non certo tranquillizzante per la pace, priva ormai di solidi impegni internazionali per limitare una nuova corsa agli armamenti. Un nuovo colpo inferto alla sicurezza europea e alla sicurezza globale. 

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