Togliere le sanzioni internazionali per combattere il coronavirus

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Le sanzioni internazionali sono uno strumento di politica estera volto ad esercitare una pressione economica nei confronti di un Paese le cui politiche rappresentano una minaccia per il mantenimento della pace e una violazione del diritto internazionale. Dietro questa definizione un po’ veloce e semplicistica, si nascondono tuttavia vari gradi di pressione a seconda delle sfide in campo, si affrontano interessi geopolitici e regionali e si giocano partite in modo unilaterale o multilaterale. 

Certo è che, nella  maggior parte dei casi le sanzioni economiche, di qualsiasi portata esse siano, hanno inevitabilmente un impatto negativo sulle condizioni di vita delle popolazioni coinvolte. Ed è proprio nel  momento in cui il mondo intero si ritrova a fronteggiare un nemico comune, invisibile e devastatore come il coronavirus, che l’ONU ed altre organizzazioni internazionali hanno lanciato un appello affinché vengano messe fra parentesi le tensioni internazionali e vengano sospese e allentate le sanzioni economiche. 

Al riguardo, l’attenzione internazionale si è in questi giorni particolarmente rivolta all’Iran, il Paese più colpito dalla pandamenia in una regione già fortemente sotto tensione per guerre e conflitti, totalmente incuranti del veloce propagarsi di un virus che non conosce né frontiere, né ideologie.

La popolazione iraniana sta infatti subendo pesanti sanzioni economiche unilaterali da parte degli Stati Uniti, ulteriormente aggravate in questi ultimi tempi al fine di esercitare sul Paese la “massima pressione” politica. Le ragioni di queste sanzioni sono conosciute e nascono dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo sul nucleare firmato nel 2015. Sono sanzioni talmente dure che sembrano vere e proprie armi da guerra.  La situazione, ovviamente, sta diventando sempre più drammatica perché quelle sanzioni hanno un forte impatto anche sulla lotta contro la pandemia di coronavirus. L’Iran infatti, non avendo accesso ai mercati finanziari, non è in grado di far fronte all’emergenza umanitaria e di rifornirsi del materiale medico necessario. Non solo, ma le sanzioni impongono anche un embargo petrolifero che priva il Paese della sua principale risorsa. 

Di fronte a questa situazione, economicamente, socialmente e umanamente intollerabile, oltre all’ONU si sono levate le voci di alcune influenti personalità statunitensi ed europee per chiedere al Presidente Trump di allentare la morsa delle sanzioni,  affinché il Paese possa ricuperare gli strumenti necessari alla lotta contro la pandemia all’interno del Paese ma anche fermare il contagio che si sta propagando nei Paesi limitrofi. Sono voci autorevoli che sottolineano l’urgenza e la priorità di salvaguardare, prima di tutto, la salute della popolazione mondiale e la sicurezza di tutti, senza che il Presidente Trump debba per questo fare concessioni politiche a Teheran. 

Purtroppo l’Amministrazione Trump ha finora ignorato l’appello, mostrando, al contrario, una determinazione a continuare sulla sua pericolosa strada. Nel frattempo, altri Paesi, anche se non proprio amici dell’Iran nella regione e Paesi europei hanno inviato aiuti a Teheran. Al riguardo e ai primi posti spiccano sempre Cina e Russia. Questo, oltre al pericolo e alle sofferenze che sta correndo il popolo iraniano,  dovrebbe spingere l’Europa ad intensificare la pressione diplomatica su Washington perché sospenda le sue pesanti sanzioni.

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