Tavolata italiana senza muri: A Cuneo c’eravamo anche noi

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“Aggiungi un posto a tavola … ” veniva da pensare ieri osservando le centinaia di persone che continuavano ad arrivare un’assolata via Roma per partecipare alla sessione cuneese della “Tavolata italiana senza muri” promossa, a livello nazionale, dalla Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV)  e organizzata a Cuneo da LVIA e Diocesi di Cuneo, con il sostegno del Comune di Cuneo e con l’adesione di molte realtà locali (Associazioni, movimenti, cooperative)  tra cui anche APICE .

Eravamo oltre 700, come ha detto Sandro Bobba presidente di LVIA, salutando i partecipanti e ringraziando i molti volontari, in gran parte giovani che si dal mattino si sono «dati da fare per allestire e servire il frugale pasto» che avremmo consumato tutti insieme.

E un posto a tavola lo avremo volentieri aggiunto anche per coloro che, tra l’incuriosito e il distratto, transitavano quasi in punta di piedi sotto i portici di via Roma forse chiedendosi «che succede?» «chi sono questi?» «Cosa vogliono?».

La risposta a queste domande era sicuramente, per chi si è fermato un attimo ad ascoltarle, nelle parole del Vescovo di Cuneo Monsignor Piero Del Bosco che ha fatto riferimento a valori evangelici, e del sindaco di Cuneo Federico Borgna, che ha ricordato le vittime dei naufragi nel Mediterraneo («mai più morti in mare») invitando tutti a rifuggire dagli slogan che semplificano fenomeni complessi e a preferire sempre e comunque la strada del ragionamento.

Per chi non si è fermato a sentire i discorsi delle autorità, la risposta era anche negli occhi, nei gesti e nelle parole di tutti noi che eravamo lì, che abbiamo compiuto gesti ordinari: sedersi a tavola tutti insieme, mangiare insieme e parlarsi. Così abbiamo detto chi siamo: cittadini d’Europa e del mondo e abbiamo detto cosa vogliamo: strade, piazze, città in cui le persone riscoprano che si può stare, stare bene e stare insieme.

Forse, senza neanche esserne troppo consapevoli, ieri abbiamo dato qualche segnale in più: abbiamo detto che noi ci siamo, che siamo in silenzio o parliamo piano (perché pensiamo che ciò sia più efficace delle urla, quando si tratta di ascoltarsi e di capirsi) ma che non siamo pochi

Noi ci siamo e possiamo anche essere “festosamente ingombranti”, anzi forse oggi dobbiamo esserlo, quasi “strada per strada” , per ridare voce a chi ha delle cose da dire ma ha scelto di tacere perché non accetta di urlare e per riscoprire la normalità dell’essere comunità solidale e accogliente

All’inizio molti ci guarderanno con aria interrogativa, forse anche un po’ infastidita. Qualcuno ci dirà anche «Qui non potete stare» come è accaduto in questi giorni agli abitanti dell’Hub di Via Mattei di Bologna (la cui storia è stata ricordata da una giovane attivista di LVIA). Loro hanno vinto perché non sono stati lasciati da soli e alla fine vinceremo anche noi che sappiamo bene che  «Non c’è nulla di più forte di quei due combattenti là: tempo e pazienza».

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