“Tanto tuonò che alla fine piovve”

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“Andare CONTROMANO è rischioso, ma si vede la gente in faccia”

“Tanto tuonò che alla fine piovve”. Così è stato modificato il detto popolare italiano, qui a Bruxelles. E il prossimo 22 gennaio, quando la procedura di infrazione, oggi indicata dalla Commissione europea, diventerà probabilmente effettiva, allora sarà necessaria un’ulteriore modifica: non sarà più solo pioggia, ma tempesta. Per l’Italia e per l’Unione Europea.
Sono tempi in cui sembra davvero che “gli dei accecano coloro che vogliono perdere”, da una parte e dall’altra dei reticolati che segnano la frontiera tra Roma e Bruxelles.
A Roma, da dove Matteo Salvini manda a dire che “adesso aspettiamo la lettera di Babbo Natale”, già sapendo che Babbo Natale non scenderà da nord a sud per tirare fuori la povera Italia dai guai che procurerà a sé e agli altri Paesi UE.
A Bruxelles, dove gli altri 18 Paesi dell’eurozona compatti spingono la Commissione ad applicare regole liberamente condivise da tutti, Italia compresa. Magari facendo per ora poco conto dei rischi che tutti potrebbero correre se si continuasse “muro contro muro “, come anni fa in Grecia.
E non basta ricordare un’evidenza, che l’Italia non è la Grecia.
Giusta osservazione: l’Italia potrebbe essere anche peggio, perché è risaputo che al peggio non c’è mai fine.

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