Siria: è una guerra senza fine

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Dura da circa otto anni, ha messo in scena tutti gli orrori possibili, continua a mietere vittime civili e a provocare l’esodo di migliaia di persone: è la guerra ormai dimenticata della Siria, una delle tante guerre che bruciano a sud del Mediterraneo, in un contesto di forti turbolenze politiche regionali e di coinvolgimenti internazionali. Le ultime cifre ci dicono che dal 2011, questa guerra ha provocato più di 370.000 morti e milioni di rifugiati.

A risvegliare l’attenzione e l’inquietudine della comunità internazionale sono state le immagini strazianti dei bombardamenti sulla Provincia di Idlib, nel Nord Ovest del Paese, immagini che, ancora una volta, mettono in evidenza le prime vittime di questa guerra, i bambini.

Da un anno a questa parte e in particolare da aprile di quest’anno, l’attenzione militare di Bachar Al Assad, sostenuto in particolare dalla Russia, si concentra infatti su questa Provincia, diventata, con lo svolgersi della guerra e delle sue macabre conquiste, l’ultimo punto strategico da conquistare ad ogni costo. Roccaforte controllata al 60% dai jihadisti di Hayat  Tahrir Al-Cham (ex Al Qaida siriana), abitata da più di 3 milioni di abitanti e “governata” attraverso la legge islamica della sharia, la Provincia di Idlib è stata oggetto di intensi negoziati, in particolare fra Russia da una parte e Turchia dall’altra, sostenitrice quest’ultima di alcuni gruppi ribelli nella zona. L’interesse della Turchia per la Provincia è dovuto in particolare alla posizione geografica, situata ai suoi immediati confini meridionali.  

L’ultimo accordo in ordine di tempo, intervenuto a Sotchi nello scorso settembre, aveva come obiettivo quello di istituire una zona demilitarizzata di 15-20 km tra le forze armate siriane e i gruppi ribelli. Si trattava di un ulteriore tentativo per fermare, almeno temporaneamente, un’offensiva di Bachar al Assad nella Provincia ed evitare ineluttabili disastri umanitari, distruzioni ed esodi apocalittici. Russia e Turchia avrebbero garantito il rispetto della tregua e del cessate il fuoco con le rispettive forze militari.

Purtroppo il fragile respiro di sollievo portato dall’accordo di Sotchi non è durato a lungo. Da tre mesi a questa parte i bombardamenti di Bachar al Assad e dei suoi alleati russi non danno più tregua. La ragioni per cui Bachar al Assad intende riprendere il controllo della Provincia sono molteplici : in primo luogo si tratta di ricuperare dalle mani dei jihadisti una zona molto fertile, di importanti coltivazioni agricole e attraversata da strategiche vie di comunicazione, come ad esempio il collegamento, per ora impraticabile, dell’autostrada che va da Damasco ad Aleppo. Inoltre, la Provincia di Idlib, per la sua posizione geografica che confina con la Provincia di Latakia, feudo della dinastia di Bachar al Assad, è considerata una minaccia per la stabilità della regione e per il consolidamento del potere dello stesso Assad. 

Una guerra quindi che non ha mai smesso di imperversare da tanti anni a questa parte, nell’incapacità della comunità internazionale a trovare una via diplomatica al negoziato e alla definizione di un percorso di dialogo che portasse alla pace. 

L’offensiva di Idlib ha tuttavia scosso con maggiore intensità Papa Francesco, tanto da indurlo a scrivere una lettera a Bachar al Assad, un’iniziativa, da un punto di vista della diplomazia internazionale, senza precedenti da parte della Santa Sede.

Nella sua lettera, resa nota il 22 luglio scorso, Papa Francesco esprime “la profonda preoccupazione per la situazione umanitaria in Siria, con particolare riferimento alle condizioni drammatiche della popolazione civile a Idlib”. Chiede a Bachar di fare tutto il possibile per porre fine alla catastrofe umanitaria e di rispettare il diritto umanitario internazionale ; spera che la Siria possa ritrovare, dopo tanti anni di guerra, un clima di fraternità e di riconciliazione nazionale e, al riguardo, chiede al Presidente siriano di farsi “protagonista di un concreto sforzo negoziale”. Non solo, ma il Papa enumera nella sua lettera una serie di priorità per far uscire la Siria da questa lunga e devastante guerra, come ad esempio le condizioni di rientro in sicurezza dei rifugiati.

In un momento in cui la diplomazia tace ed è sprovvista di proposte di pace, la lettera di Francesco si rivolge direttamente a Bachar, richiamando con forza i valori della riconciliazione. Valori che da troppi anni rimangono inascoltati. 

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