Si scalda la competizione alla vigilia delle elezioni europee

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Mancano appena tre mesi alle elezioni del Parlamento europeo del 6-9 giugno prossimo e finalmente si vedono i programmi dei principali Gruppi politici europei, a cominciare dai due più numerosi, quello dei “Socialisti e democratici” e del “Partito popolare europeo” e. con i programmi,  sono stati formalizzate le candidature dei due Gruppi alla Presidenza della Commissione.

Per commentare questa fine legislatura UE e vigilia elettorale vengono in soccorso due detti latini: “motus in fine velocior” (“il moto è più veloce verso la fine”) e il più noto: “in cauda venenum” (“nella coda sta il veleno”).

Il primo aiuta a fotografare un’accelerazione della competizione politica, avviata tardivamente a livello europeo e ancora fortemente ritardata da contese nazionali; la seconda racconta di mosse e veleni a proposito di candidati e di alleanze. Per diradare la nebbia è bene procedere con ordine.

Nel caso dei programmi è interessante raffrontare quello dei due Gruppi politici maggiori: quello dei “Socialisti e democratici” (S&D), adottato a Roma a inizio marzo, e quello dei “Popolari” (PPE), approvato a Bucarest pochi giorni dopo. Già meriterebbe un commento la scelta della città per i due Congressi: nel primo caso la città dove è stato firmato il primo Trattato fondativo della Comunità europea nel 1957; nel secondo caso, la capitale di uno degli ultimi Paesi entrati nell’Unione, in quel “estero vicino” alla Germania, in un’area politica in difficoltà a progredire nel  processo di integrazione. Ma facciamo che crediamo si sia trattato di banali convenienze di tipo logistico.

È più serio raffrontare la sostanza dei due programmi, fortemente imperniato per i Popolari sul tema della sicurezza e articolato per i Socialisti sull’esigenza di giustizia sociale, senza troppe divergenze sul versante della pace, un obiettivo scontato per entrambi ma ancora troppo evanescente per i Socialisti rispetto all’impegno militare e alle politiche di riarmo come opzione prioritaria.

Per limitarci a un punto particolarmente caldo dello scontro elettorale in vista molto diverso è l’atteggiamento tra i due contendenti in materia di flussi migratori: dura la posizione di chiusura del PPE che, inclinando verso destra (e per il Belpaese a Fratelli d’Italia), ripropone la chiusura alle frontiere e la ricollocazione dei migranti in Paesi terzi; più aperti, ma anche discreti, i Socialisti contrari all’esternalizzazione delle nostre frontiere e a blocchi ai migranti nei Paesi di provenienza, e in favore di un sistema condiviso di accoglienza, garantendo canali di ingresso sicuri e legali con missioni europee di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.

Altro punto di divergenza quello in materia di politiche ambientali di cui il PPE è orientato a rallentare il ritmo in nome delle compatibilità economiche, mentre i Socialisti chiedono un nuovo patto verde e sociale per una transizione giusta, attraverso energia pulita, sicura ed economicamente accessibile.

Terminiamo con alcune prime considerazioni sui candidati alla Presidenza della Commissione dei due schieramenti: per il PPE ridiscende nel campo a succedere a se stessa la tedesca Ursula von der Leyen, con posizioni nettamente meno coraggiose rispetto al mandato che sta concludendo, in particolare in materia ambientale e di politiche migratorie; per i Socialisti si sacrifica il lussemburghese Nicolas Schmit, attualmente Commissario agli Affari sociali, sconosciuto ai più e senza particolari ambizioni all’indomani del voto. 

Senza dimenticare il “veleno in coda”: quello che vede Ursula senza tutti i voti dei suoi, mentre i suoi disinvolti tentativi di seduzione verso la destra saranno contrastati dai socialisti, liberali e non solo.

Sarà interessante vedere il seguito, senza dimenticare che a pesare sull’esito finale dovrà essere soprattutto il voto dei cittadini elettori, chiamati a scelte che lasceranno il segno nel futuro dell’Unione. E anche dell’Italia.

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