Se una notte d’inverno un viaggiatore in Europa

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Tra le molte notizie inquietanti di questi ultimi giorni tre si sono intrecciate tra loro, diverse per contenuti ma convergenti nel suggerire interrogativi sul nostro futuro. In ordine cronologico: prima le notizie della crisi tra Russia e Bielorussia e le minacce di interruzione nelle forniture dell’energia all’Europa, appena qualche giorno dopo un susseguirsi di rapporti, prima quello europeo e adesso quello dell’ONU, sul surriscaldamento climatico e le prospettive catastrofiche per la sopravvivenza del pianeta e da ultimo, almeno per ora, una notizia curiosa: dall’UE è venuta la decisione di eliminare a partire dal 2009 i vecchi cari termometri a mercurio.
C’è un filo rosso che lega strettamente le prime due notizie, speriamo di cuore non la terza: una misura in cui riconosciamo la ragione di ordine sanitario, considerata la pericolosità   del mercurio per la salute, e non già   la metafora del gesto disperato di chi pensa di curare la febbre distruggendo il termometro.
Dunque allora l’intreccio tra le prime due emergenze, quella del problema energetico europeo e il riscaldamento climatico del pianeta. Le due vicende hanno contenuti e contorni diversi ma è evidente l’impatto della prima sulla seconda.
Gli ultimi rapporti resi pubblici sulla salute del pianeta contengono segnali allarmanti: sulle nostre Alpi i ghiacciai si ridurranno entro la fine del secolo del 90%, nell’Europa settentrionale riduzione delle nevicate e piogge intense, siccità   crescente nell’area mediterranea, desertificazione dell’Africa, aumento di uragani e cicloni e, nell’ipotesi verosimile dell’aumento di un metro dei livelli del mare, centinaia di milioni di profughi costretti ad abbandonare le regioni costiere.
Da alcuni anni questi rapporti si susseguono denunciando il surriscaldamento dovuto all’effetto serra provocato dall’emissione dei gas ma non sembravano aver sconvolto più di tanto nà© l’opinione pubblica – almeno a giudicare dalla moltiplicazione dei SUV e altre furbate simili – nà© i responsabili politici che dall’opinione pubblica preferiscono farsi guidare invece di provare ad orientarla.
Chissà   che non ci aiuti a cambiare idea, o semplicemente ad aprire gli occhi, il caldo inverno dei giorni scorsi con le temperature che sappiamo, i gerani in fiore e le passeggiate in montagna in maniche di camicia. Per riprendere il titolo di un romanzo di Italo Calvino, certo che «Se in una notte d’inverno un viaggiatore», ignaro dei posti che attraversava avesse dovuto indicarne il nome, difficilmente avrebbe pensato ai gennai freddi del nostro Piemonte e ancora s’interrogherebbe su dove mai fosse approdato.
Cioè proprio la stessa domanda che sarebbe bene ci facessimo anche noi, in questa Europa un tempo di quattro stagioni, dove il sole e il caldo era a sud, la montagna e la neve a nord, in mezzo pianure fertili e città   vivibili e la popolazione distribuita saggiamente sull’insieme dei territori. Adesso quell’Europa non c’è più e quasi non ce ne siamo accorti che andava scomparendo. Non stupisce, quando si pensa che a stento abbiamo intravisto appena qualcosa di cos’era accaduto prima con il crollo pur fragoroso del muro di Berlino, poi con la dissoluzione dell’URSS e il successivo ritorno aggressivo della Russia. E anche sul resto del mondo non abbiamo tenuto gli occhi abbastanza aperti: a molti è parso naturale rispondere all’attentato alle Torri gemelle di New York con l’attentato ad un paese sovrano e incolpevole come l’Iraq, ci siamo accorti con ritardo di quant’erano grandi la Cina e il Brasile ma continuiamo a non vedere quanto sia un concorrente ancor più temibile l’India e quanto rapidamente stia andando alla deriva l’Africa.
E così, come non siamo stati capaci di vedere venire il futuro del mondo, ci siamo illusi dentro un presente del nostro pianeta che non c’è più a causa delle violenze fatte alla natura per inseguire una crescita distruttiva che ci ricambia adesso con condizioni climatiche stravolte, senza che riusciamo ancora in Europa a mettere insieme una politica dell’energia fondata prima sull’economia dei consumi, poi sulla differenziazione delle fonti energetiche e dell’approvvigionamento con l’obiettivo da una parte di ridurre l’inquinamento atmosferico e dall’altra la nostra dipendenza esterna. Perchà©, se ancora non si fosse capito, la nostra sicurezza energetica con la conseguente relativa indipendenza geopolitica in questo mondo globale e la salvaguardia del pianeta sono le due facce della stessa medaglia. Per questo fa bene l’Unione europea a proseguire nella sua battaglia per il rispetto e il rafforzamento del Protocollo di Kyoto nella speranza che anche la futura Amministrazione Usa si faccia carico del problema, come le vicende del ciclone Katrina dovrebbero averle insegnato.
A marzo, nel prossimo Consiglio europeo di Berlino, l’UE adotterà   un «Piano di azione» in materia energetica e per la salvaguardia dell’ambiente. La decisione coinciderà  , si spera, con un rilancio dell’integrazione politica europea e una rinnovata volontà   dell’UE di esercitare le sue responsabilità   nel mondo. Questa coincidenza non è casuale: l’Europa e i suoi cittadini, viaggiatori istruiti da queste inquietanti notti d’inverno, stanno finalmente capendo che non si salveranno se, insieme, non salveranno il pianeta.

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