Se ne è andato un uomo del Concilio

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Riportiamo di seguito le parole scritte da Franco Chittolina in memoria di Monsignor Luigi Bettazzi, recentemente scomparso. Vescovo di Ivrea dal 1966 al 1999, Mons. Bettazzi si caratterizzò per l’impegno profuso nel dialogo e nella promozione della pace e della nonviolenza; si ricorda, in particolare, la partecipazione alla marcia della pace organizzata a Sarajevo nel 1992, nel corso delle Guerre balcaniche.


Mons. Luigi Bettazzi era rimasto uno degli ultimi testimoni di quell’evento straordinario che fu il Concilio ecumenico Vaticano II, fonte per credenti e laici di una speranza per la rinascita della Chiesa e per la pace e la giustizia nel mondo.

Per l’anagrafe apparteneva alla generazione che precedeva la mia, ma per la sua visione profetica, per la sua sensibilità sociale e per la sua intelligenza politica era almeno una generazione più avanti.

Avrebbe potuto degnamente succedere a Bologna a un altro importante Padre conciliare, il card. Giacomo Lercaro, ma forse era troppo “comunista” per guidare la diocesi con la “capitale rossa” d’Italia. 

Fu una fortuna per la più modesta diocesi di Ivrea che lo ebbe a lungo vescovo e suo cittadino discreto fino alla sua scomparsa.

Furono quegli gli anni in cui testimoniò con coraggio e qualche audacia il messaggio del Concilio, diventando a suo modo un “vescovo di strada” e non solo perché un giorno per difendere gli operai in sciopero sulla strada ci scese davvero. Era il suo modo di “scendere in campo” per la salvaguardia di valori etici, quelli che mostrò di condividere nella sua corrispondenza pubblica con Enrico Berlinguer e di vivere nel suo impegno alla guida di “Pax Christi”, quello che tanto ci manca in una stagione drammatica come questa.

Abbiamo avuto purtroppo poche occasioni di frequentarci. Sono stati stimolanti i nostri incontri ricchi di umanità in ambienti universitari all’estero, quando arrivava all’appuntamento sfilandosi la croce pettorale per cercare quella libertà che esercitava sempre nei limiti consentiti dalla lealtà alla Chiesa e alla sua missione di vescovo.

Ci ritrovammo anche nella sua modesta residenza di Ivrea a riflettere su vicende personali, rispettosi per le opinioni di ciascuno, in un clima di dialogo amichevole, nel quale era Maestro.

L’ho ancora sentito al telefono non molto tempo fa, investendolo con un saluto affettuoso che lo travolse per qualche istante, prima di una conversazione venata di malinconia per questa guerra sciagurata, ma col coraggio e la lucidità di sempre. 

Se ne è andato un vescovo, resta la memoria di un grande uomo.

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