Riparte il dialogo Italia e Unione Europea

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Se il buongiorno si vede dal mattino, allora c’è da scommettere che la lunga giornata – quella della legislatura europea di cinque anni, quella italiana non si sa – sarà ricca di stimoli interessanti e non mancheranno le sorprese.

La nuova Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, si insedierà formalmente solo il 1° novembre ma già fin d’ora è attiva e non perde occasione di interloquire con le altre Istituzioni UE e con i governi nazionali. E’ quanto accaduto in questa prima metà di settembre, da quando ne è stata annunciata la composizione in attesa che, dopo i puntigliosi esami cui saranno sottoposti i candidati-commissari dal Parlamento europeo, ne esca confermata e in grado di presentare il suo futuro programma di lavoro. Magari prestando maggiore attenzione a rischi di ambiguità, come nel caso del portafoglio relativo all’immigrazione intitolato “Protezione dello stile di vita europeo”, all’origine di una levata di scudi da parte delle forze progressiste del Parlamento che, non a torto, vi hanno letto possibili cedimenti a forme di “protezionismo” sovranista, peraltro esplicitamente apprezzate dalle destre europee.    

Al di là di questo primo “incidente”, a fornire alcuni primi segnali di un futuro, che per ora avanza ancora a stento, è stato il dialogo avviato tra la Commissione, la Banca centrale europea e il Consiglio dei ministri UE e, per quanto riguarda l’Italia, il suo “nuovo” governo.

Al centro del confronto due appuntamenti di metà settembre: il Consiglio UE dei ministri dell’economia in Finlandia e l’ultima decisione di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea (BCE), con il governo italiano che ha sicuramente più gradito la decisione della BCE che non gli orientamenti dei ministri economici.

Mario Draghi, che lascerà la presidenza della BCE alla francese Christine Lagarde il prossimo 1° novembre, ha lasciato il segno con la decisione di immettere nuova liquidità monetaria e di ridurre ulteriormente i tassi di interesse sui depositi presso la BCE, scontentando i governatori delle banche centrali tedesca e olandese e i risparmiatori dei loro Paesi, oltre ad irritare Donald Trump che ha letto nell’indebolimento dell’euro un attacco al dollaro. Tanta roba in un colpo solo: una decisione destinata a stimolare la crescita nell’UE con la raccomandazione, in particolare alla Germania, di farsi carico di una manovra di bilancio espansiva grazie ai grandi vantaggi della sua bilancia commerciale e per arginare i suoi stessi rischi di recessione.

La decisione della BCE è stata apprezzata dal governo italiano e commentata molto positivamente dal neo-commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, a conferma degli orientamenti convergenti con il neo-ministro all’economia Roberto Gualtieri in favore di politiche economiche di stimolo alla crescita e agli investimenti.

Suoni diversi sono venuti dalla campana del Consiglio informale dei ministri dell’economia in Finlandia dove si è riproposta la tradizionale incrinatura tra il nord rigorista e il sud alla ricerca di maggiore flessibilità sui vincoli dei conti finanziari per poter uscire da una stagione di austerità che rischia di soffocare economie in difficoltà.

Alla vigilia, in tutti i Paesi UE, dell’adozione della legge di bilancio il tema era particolarmente sensibile con la richiesta, in particolare dell’Italia ma non solo, di consentire ulteriori margini di flessibilità sui vincoli del deficit e avviare una revisione del Patto di stabilità. Il negoziato è appena iniziato ma in questo scorcio d’anno è improbabile che quest’ultimo tema sia già all’ordine del giorno, mentre sulla flessibilità Ursula VDL ha confermato la disponibilità per la massima flessibilità consentita, ma dalle regole attuali.

Logico, ma non incoraggiante per l’Italia che ha qualche buona ragione per affrontare al più presto anche la revisione delle regole, la cui eccessiva rigidità è già stata oggetto di fondate critiche: tra gli altri, da parte di Romano Prodi che aveva chiamato il Patto europeo di stabilità un “Patto di stupidità”. Lo aveva detto vent’anni fa: da allora, oltre che stupido, si è rivelato anche dannoso.  

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