Riformare il diritto alla privacy per rafforzare il mercato unico europeo

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La creazione ed il rafforzamento del mercato unico europeo rappresenta uno degli aspetti centrali del progetto di integrazione europea, sin dagli anni cinquanta. Per quanto concerne i beni materiali, ovvero oggetti disponibili in quantità limitata, reperibili ed utili, i limiti alla libera circolazione sono stati eliminati in decenni di attività legislativa e commerciale. Negli ultimi due decenni, la Commissione ha focalizzato la propria attenzione sui servizi ed il terziario. Il rapido sviluppo del settore, facilitato dall’introduzione di reti telematiche e dalla fornitura di servizi transfrontalieri richiede un’ulteriore riflessione sulla capacità dell’attuale legislazione a tutelare i consumatori europei e a stimolare investimenti da parte delle aziende.

Per servizi, si intendono una serie di beni immateriali capaci di soddisfare i vari bisogni dei consumatori. L’esecuzione di un brano musicale, la consulenza di un professionista, le operazioni bancarie e finanziarie, la produzione o lo scambio di immagini, ricordi e informazioni sono esempi di servizi offerti da tempo immemorabile (si pensi allo sviluppo dei servizi postali). Le varie modalità di fornitura sono radicalmente cambiate in funzione di nuove condizione sociali, tecniche e storiche. I diversi organi legislativi che si sono succeduti (per esempio: parlamento piemontese, italiano e l’Unione Europea) hanno adattato il quadro normativo corrispondente. La creazione del mercato unico e la diffusione di reti telematiche (Internet) hanno permesso agli operatori economici la fornitura di servizi sull’intero territorio dell’Unione ed oltre, aumentando il livello generale di competizione, innovazione ed efficenza. La moltiplicazione del numero dei clienti ha portato le aziende a gestire importanti quantità di informazioni personali di clienti residenti in diversi Stati Membri dell’UE. In questo contesto si dimostrava necessaria l’introduzione di una normativa atta a limitare e difendere il consumatore da eventuali soprusi, specialmente in materia di privacy e dati personali.
Nel 1995, l’Unione Europea ha introdotto nell’ordinamento comunitario la direttiva sulla protezione dei dati personali (Direttiva 95/46/EC). Essa regola la gestione di dati personali da parte di terzi. Le informazioni generate, scambiate e archiviate da 250 milioni di utenti internet europei vengono gestite da una moltitudine di banche dati. La normativa comunitaria pone i principi generali circa la manipolazione, l’archiviazione e la disposizione delle informazioni personali. Secondo la Commissione Europea, la capacità di disporre delle proprie informazioni affidate a terzi per la fornitura di un servizio, fino al punto da richiedere la cancellazione, costituirebbe un “diritto fondamentale” per tutti i cittadini.
Analizzando i dati raccolti in questi anni da Eurostat (Special Eurobarometer 359), la maggior parte degli cittadini europei si sente vincolata a rivelare dati personali per usufruire di determinati prodotti o servizi. Per di più, gli utenti di siti di condivisione di documenti o fotografie, quali Google Picasa, o “social networks” (es. FaceBook) rendono molto spesso pubblici dettagli anagrafici quali nome, indirizzo, numero di telefono o immagini personali. Malgrado queste condotte, soltanto un numero esiguo di consumatori si sente in controllo dei loro dati personali. La conoscenza degli strumenti e delle istituzioni a tutela del consumatore risulta molto limitata.
Considerata la rilevanza sociale ed economica del settore e l’inadeguatezza delle normative vigenti, la Commissione europea ha proposto un progetto di riforma (COM/2012/010 final) allo scopo di modernizzare gli strumenti a tutela del consumatore e armonizzare maggiormente le normative nazionali. L’obiettivo duplice consiste nel rafforzamento del mercato interno dell’Unione Europea e dei diritti azionabili dai cittadini sia in sede civile che penale. Il consolidamento delle autorità nazionali rappresenta il cardine della proposta della commissione. Esse dovrebbero rappresentare un unico punto di accesso sia per i cittadini che per le imprese, senza il bisogno di contattare enti di altri paesi membri per presentare o rispondere a reclami. Inoltre, le maggiori innovazioni riguardanti i singoli dovrebbero riguardare il diritto alla “cancellazione” dalle banche dati delle aziende fornitrici di servizi, il diritto alla “portabilità dei dati” tra servizi, stretti vincoli di notifica (24 ore) in caso di furti di dati o accessi non autorizzati e maggiori responsabilità in capo a coloro che si trovino a gestire banche dati contenenti dati personali.
In conclusione, la normativa esistente, pur rispondendo ai bisogni del settore, oggi necessita di una riforma a causa del rapido sviluppo del terziario, della diversità nel recepimento della direttiva comunitaria nei regimi nazionali e nella difficoltà dei consumatori a conoscere e disporre delle proprie prerogative. La fornitura di servizi via internet é in costante aumento e milioni di utenti ogni giorno forniscono dati personali a banche dati gestite da aziende. La riforma della normativa vigente può rappresentare un elemento significativo per rafforzare i diritti dei consumatori e sostenere l’integrazione del mercato interno.

di Mattia Salamanca Orrego

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