Prima relazione sulla tratta degli esseri umani

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La scorsa settimana la Commissione ha presentato la prima delle tre relazioni annuali sui progressi e sulle difficoltà incontrate nell’attuazione delle azioni anti tratta avviate negli Stati membri.

Dal 2011, con l’adozione della direttiva anti tratta, l’Unione Europea ha introdotto un approccio di prevenzione e monitoraggio del problema, con un’attenzione prioritaria verso le fasce più vulnerabili lungo le rotte migratorie, al perseguimento dei responsabili e al sostegno alle vittime, misure esplicitate nella strategia 2012-2020. Rispetto alla relazione 2013-2014, che registrava circa 15.846 persone vittime della tratta, si registra un aumento di minori tra le vittime dei trafficanti di esseri umani e dei collegamenti fra la tratta e altre forme di criminalità, aggravati dall’attuale crisi migratoria.

I risultati della lotta contro una delle maggiori la violazioni dei diritti fondamentali sono ancora relativamente modesti, nonostante i profondi progressi realizzati. Secondo Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione “è inammissibile che nell’Unione europea del ventunesimo secolo degli esseri umani siano comprati, venduti e sfruttati come merci.” Fermare la tratta è un “dovere personale, collettivo e legale”. Secondo Myria Vassiliadou, coordinatrice anti-tratta dell’UE “l’adozione della direttiva anti-tratta nel 2011 ha impresso un forte slancio richiamando l’attenzione del fenomeno nell’UE”.

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