Povertà ed esclusione sociale in Europa: i dati Eurostat sul 2013

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A inizio novembre Eurostat ha pubblicato i dati su povertà ed esclusione sociale in Europa nel 2013, secondo cui le persone coinvolte i processi di esclusione e impoverimento sono state circa 122,6 milioni, pari al 24,5% della popolazione dell’Unione Europea.

Si tratta di una percentuale inferiore a quella osservata per il 2012 (24,8%), ma più alta rispetto ai dati registrati nel 2008 (23,8%). In generale, dal 2008 il tasso di persone a rischio è cresciuto in 20 Paesi UE, e per il 2013 la maglia nera europea va alla Bulgaria, dove si è riscontrato il 48%.

Secondo la definizione dell’Ufficio statistico dell’UE, sono a rischio di povertà o esclusione sociale le persone che vivono almeno in una delle seguenti condizioni: rischio di povertà relativa nonostante i trasferimenti sociali, grave deprivazione materiale, intensità di lavoro del nucleo familiare molto bassa.

In riferimento al rischio di povertà relativa (reddito al di sotto della soglia nazionale di rischio povertà), il tasso UE delle persone coinvolte da tale condizione nel 2013 era 16,7%, contro il 16,9% del 2012 e il 16,6% del 2008. È importante tener presente che la soglia di povertà relativa varia in base agli Stati membri, ma anche nel tempo: in alcuni Paesi la soglia è recentemente scesa, complice la crisi economica.

Nel 2013, più del 20% della popolazione è stata a rischio di povertà assoluta in Grecia (23,1%), Romania (22,4%), Bulgaria (21%), Lituania (20,6%) e Spagna (20,4%). I tassi più bassi si sono registrati in Repubblica Ceca (8,6%) e Paesi Bassi (10,4%).

Secondo i dati del sistema EU-SILC (Statistiche su reddito e condizioni di vita), rispetto al 2008 la percentuale di persone a rischio di povertà è cresciuta in 16 Stati membri e diminuita in 10.

La condizione di grave deprivazione materiale è quella per cui una persona non è in grado di fronteggiare almeno quattro delle seguenti tipologie di spesa: spesa imprevista di 800 euro, costi di una settimana di vacanza all’anno fuori casa, pagamento di mutuo/affitto/bollette, riscaldamento dell’abitazione, acquisto di generi alimentari per un pasto proteico ogni due giorni, spese per la gestione di un automobile o per l’acquisto di alcuni elettrodomestici (lavatrice, TV a colori, telefono).

Nel 2013 il 9,6% della popolazione dell’Unione Europea si è trovata in questa condizione, dato in diminuzione rispetto al 2012 ma più alto rispetto al 2008 (8,5%). I tassi più alti si sono riscontrati in Bulgaria (43%), Romania (28,5%) e Ungheria (26,8%), mentre quelli più bassi in Svezia (1,4%) e Lussemburgo (1,8%). Rispetto al 2008, si è registrato un aumento in 15 Stati membri UE.

In riferimento all’appartenenza a nuclei familiari a densità di lavoro molto bassa (nuclei con persone tra 18 e 59 anni che in un anno hanno lavorato, in media, meno del 20% del loro potenziale), nel 2013 ha vissuto in questa condizione il 10,7% della popolazione dell’UE tra 0 e 59 anni, con una crescita costante a partire dal 2008 che ha riguardato 23 Stati membri su 28.

La riduzione del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale in UE è uno dei principali obiettivi principali della strategia Europa 2020.

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