Passi avanti dell’UE sull’emergenza migranti

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Non corre l’Unione Europea sull’emergenza migranti, ma qualche passo avanti lo sta facendo. L’ondata di disperati rovesciatasi sulle frontiere europee ha contribuito a disincagliare la barca dell’UE e a rimetterla in linea di navigazione, anche se ci vuole ben altro per affrontare le sfide epocali che l’aspettano nell’alto mare di questo mondo che cambia.

Il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo, nella sua riunione straordinaria di questa settimana, ha raccolto le conclusioni a cui erano giunti due giorni prima i ministri degli interni sulla ripartizione nei diversi Paesi dell’UE di profughi e richiedenti asilo, limitandosi per ora ad un primo contingente di 160 mila persone, una parte ancora esigua dei migranti arrivati, e in arrivo, sul territorio europeo.

I massimi responsabili europei hanno anche fatto significativi passi avanti rispetto alle conclusioni cui erano giunti i loro ministri, ottenendo passi indietro dei Paesi che rifiutavano fino a ieri la redistribuzione dei migranti, come nel caso dell’Ungheria, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia, con quest’ultima che annuncia comunque un ricorso alla Corte di Giustizia europea contro la decisione di Bruxelles giudicata lesiva della sua sovranità.

Sulla retromarcia di questi Paesi recalcitranti ha pesato la minaccia di un voto a maggioranza, il richiamo alle molte risorse loro destinate dall’UE nel periodo 2007-2013 (oltre 81 miliardi di euro) e la pressione esercitata in particolare dalla Germania, ancora leader tra i Ventotto nonostante la caduta di credibilità dopo le recenti disavventure delle Volkswagen, un’ombra che ha planato silenziosa sul Consiglio europeo.

Altre novità sono però da segnalare nel Vertice europeo e non di poco conto. Oltre il rafforzamento degli stanziamenti miliardari per sostenere i Paesi alle prese con la pressione migratoria, si fa strada anche una proiezione dell’UE al di là delle proprie fragili frontiere con un’offerta di aiuto alla Turchia, alle prese con una popolazione di oltre due milioni di profughi, e la chiara volontà di andare verso la radice dei problemi, in particolare in un Paese come la Siria che dello sciame sismico in corso è uno degli epicentri.

Con passi prudenti per non ripetere errori di alcuni suoi Paesi membri, come Francia e Gran Bretagna in Libia, l’UE sembra finalmente intenzionata a proiettarsi oltre le sue frontiere, attivando qualche primo seme di politica estera e di sicurezza, in particolare nell’area mediorientale.

Volendo provare a riassumere e semplificare, il recente Consiglio europeo ha contrastato all’interno dell’UE concezioni esasperate della sovranità nazionale, come nel caso dei Paesi dell’est, avviato nei fatti una revisione dell’Accordo di Dublino sull’asilo e ritrovato dinamiche di solidarietà, sostenendo il ritorno della Commissione europea al suo legittimo esercizio del potere di iniziativa; verso l’esterno, l’UE ha mandato il messaggio di un ritrovato ricompattamento e di una prudente volontà di andare alla radice di problemi, là dove i conflitti generano le ondate migratorie.

Non ancora molto, ma con i tempi che corrono molto più del niente a cui ci stavamo abituando.

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