Nuove prospettive di cooperazione tra Europa e Asia

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Si è tenuto a Helsinki il 10 e l’11 settembre scorso, il sesto vertice dell’Asem (Asia Europe Meeting) che riunisce i 25 Paesi dell’Unione Europea e 13 Paesi asiatici (Birmania, Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Singapore, Tailandia, Filippine, Vietnam, Giappone, Cina e Corea del Sud). Questo vertice ha segnato il decimo anniversario del dialogo fra l’Europa e i Paesi asiatici che, nell’insieme, rappresentano circa il 40 % della popolazione mondiale, il 50 % del Prodotto Interno Lordo globale e il 60 % del commercio mondiale. Benchà© si tratti di un forum volto soprattutto a rafforzare il dialogo, la discussione e il partenariato fra Asia e Europa, i temi affrontati erano di grande rilevanza anche per il futuro stesso dell’intero pianeta.
Si è discusso di globalizzazione e competitività  , cambiamenti climatici e salute pubblica (ad esempio l’aviaria), rilancio dei negoziati di Doha nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), e sicurezza e l’approvvigionamento energetico, rafforzamento del multilateralismo e la relativa centralità   dell’ONU, lotta al terrorismo, ma anche della necessità   di rafforzare il dialogo interculturale fra la società   europea e quella asiatica.
Un importante summit quindi che ha ulteriormente messo in evidenza il protagonismo sempre crescente dei Paesi asiatici sulla scena mondiale in termini di competitività   e sviluppo, di fabbisogno e produzione energetici, di mercato, di scambi, di consumi e di lavoro. E in questo il rafforzamento del dialogo, della cooperazione fra l’UE e i Paesi asiatici appare in tutta la sua necessità   e complessità  . E il dialogo di Helsinki, senz’altro costruttivo, ha effettivamente aperto nuove prospettive di cooperazione sulle grandi tematiche dell’ordine del giorno.
Ma se i rapporti economici e commerciali con l’Asia hanno avuto una parte importante nelle discussioni del Vertice, gli aspetti sociali dello sviluppo, della democrazia, dello stato di diritto e il rispetto dei diritti umani sono stati, purtroppo, lasciati in ombra e non affrontati con il necessario vigore e come parte integrante di un dialogo politico.
Ad esempio la Birmania, anche se non rappresentata in modo ufficiale al Vertice, è senz’altro il Paese che molto preoccupa oggi in quanto i diritti politici e la libertà   d’espressione sono sistematicamente calpestati. O la Cina, sulla quale il Parlamento Europeo si è recentemente espresso in una risoluzione del mese di luglio, condannando la costante violazione dei diritti umani e invitando l’Unione Europea ad un atteggiamento meno accondiscendente nelle sue relazioni bilaterali.
E ancora dal Parlamento Europeo è stata recentemente adottata all’unanimità   un’importante risoluzione sull’inserimento di una clausola per il rispetto dei diritti umani e della democrazia negli accordi commerciali internazionali tra l’Unione Europea e i Paesi partners. In quell’occasione, il Parlamento europeo ha chiaramente annunciato la sua indisponibilità   a sottoscrivere un parere favorevole, indispensabile per l’entrata in vigore degli accordi commerciali (compresi quelli settoriali come il tessile e l’agricoltura) qualora non contengano tale clausola, inclusiva delle responsabilità   delle multinazionali.
Su questi aspetti e sui temi più legati alla protezione dei lavoratori e dei loro diritti, i sindacati, sia asiatici che europei, hanno tenuto un vertice nei due giorni precedenti il Vertice dei Capi di Stato. In particolare, la Confederazione Europea dei Sindacati, nell’esprimere grande preoccupazione per le conseguenze sociali della mondializzazione e per l’assenza di una strategia e di una coerente volontà   politica per affrontare questi temi, ha denunciato non solo il non coinvolgimento dei sindacati, ma anche della società   civile nel dialogo ASEM.
A titolo d’esempio, non sfugge infatti ai cittadini europei, ma anche asiatici, la presenza ormai massiccia dei prodotti provenienti dall’Asia sui nostri mercati, a prezzi estremamente bassi e competitivi. L’interrogativo è quindi quello di capire in quali condizioni di lavoro, per uomini, donne e bambini, questi prodotti siano stati realizzati. In questo contesto, l’opinione pubblica ha spesso tendenza ad attribuire tutte le responsabilità   alle multinazionali. Ma l’Asia sta diventando sempre più luogo d’interesse anche per le piccole e medie imprese europee, alla ricerca di nuove joint ventures, di luoghi di produzione a basso costo e di nuovi mercati. Ne è una riprova la missione di una folta delegazione di rappresentanti italiani di piccole e medie imprese in corso in Cina.
L’Unione Europea, al Vertice di Helsinki, ha senz’altro progredito sui grandi temi del suo ordine del giorno, ma ha purtroppo solo sfiorato il tema dei diritti fondamentali. Un nuovo appuntamento dell’ASEM è stato fissato nel 2008 appuntamento al quale parteciperanno nuovi Paesi: Romania e Bulgaria da parte europea, India e Mongolia da parte asiatica.
E il prossimo appuntamento sarà   organizzato e ospitato dalla Cina: ci auguriamo che i diritti fondamentali dell’uomo non scompaiano dall’ordine del giorno. In tal caso, l’Europa metterebbe seriamente in pericolo uno dei suoi valori fondanti.

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