Nuove geometrie politiche in Europa

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La storia del mondo sta cambiando a ritmo accelerato dopo la guerra in Ucraina e disegna, nella  mappa politica in movimento del nostro continente, nuove geometrie con due triangoli in formazione che si vanno delineando.

Il primo triangolo, dai lati fortemente diseguali, è ancora quello della vecchia Comunità europea con la Germania, la Francia e, se prevarrà la saggezza nella nuova maggioranza, anche con l’Italia che in questa direzione si stava avviando negli ultimi tempi.

L’altro triangolo è quello che si è andato profilando la settimana scorsa con i tre appuntamenti di Joe Biden: prima a Monaco di Baviera, poi a Kiev e, da ultimo ma non meno interessante, a Varsavia. Un triangolo che raccoglie tre realtà politiche diverse ma impegnate a convergere tra di loro: l’Alleanza atlantica (NATO) a guida USA alla Conferenza per la sicurezza a Monaco, l’Ucraina con la sorpresa di Biden a Kiev e, a Varsavia, l’aggregazione di nove Paesi dell’ex-Unione Sovietica, con confini pericolosamente vicini alla Russia.

In questo movimentato via vai internazionale si è collocata anche la visita della Presidente del Consiglio italiano in due incontri bilaterali prima a Varsavia e poi a Kiev, dopo l’assenza all’importante vertice multilaterale di Monaco, che a qualcuno ha fatto ricordare anche il mancato invito alla cena di Parigi con Macron, Scholz e Zelensky.

Rievocati tutti questi concitati movimenti, proviamo a fermare l’immagine in una fotografia dei due triangoli, cominciando da quello in formazione nell’area est dell’Unione Europea.

L’incontro di Biden con i leader di nove Paesi UE ai confini con la Russia, che formano il gruppo di Bucarest, con Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania,  aveva l’obiettivo di rassicurare quanti sono esposti su frontiere calde e a rischio e rispondeva a un atteggiamento non nuovo di Paesi che, entrati nell’UE ad inizio secolo e qualcuno già prima nella NATO, hanno da sempre guardato per la loro sicurezza più a Washington che a Bruxelles, una città simbolo UE dove Biden non ha fatto tappa e forse non è un caso.

Questo Paesi, sentendo avvicinarsi il pericolo russo, si erano già aggregati ufficialmente come “fianco est della NATO” nel 2015, all’indomani dell’invasione della Crimea, contribuendo a spostare il baricentro dell’UE verso est e rafforzandolo in questa congiuntura di guerra in corso. 

Si tratta di uno smottamento politico destinato a rafforzarsi con i futuri ingressi nell’UE, quando anche l’Ucraina concorrerà alla formazione di un triangolo virtuale, ma nemmeno tanto, con la NATO a guida USA e i nove Paesi di frontiera, con in posizione di capofila la Polonia.

Nell’area occidentale dell’UE il riferimento resta quello del motore franco-tedesco con la possibilità per l’Italia, se vi saranno le condizioni politiche, di contribuire alla formazione di un triangolo e rafforzare il perno dei Paesi fondatori dell’UE. Ma di triangolo fragile si tratta, visto le attuali serie divergenze tra Germania e Francia e, ancor più, la distanza politica che le separa dall’Italia il cui Presidente del Consiglio non a caso, in quel via vai ricordato sopra, non ha mancato di fare un salto a Varsavia, per incontrare un governo che considera amico e con il quale condivide una spiccata simpatia con Washington, forse più che con Bruxelles.

A qualcuno verrebbe da dire, vista dalla Cina, che “grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente”: sicuramente eccellente per la Cina e anche buona per gli USA, molto meno per la fragile Unione Europea presa in tenaglia tra avversari ed alleati e poco coesa al proprio interno.

Potrebbe anche essere però l’occasione per chiarire quale Unione Europea si vuole a est ed ad ovest e che ruolo in questo chiarimento potrebbero avere i Paesi fondatori delle prime Comunità europee, emerse anch’esse dalla tragedia di una guerra.

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