Musulmani discriminati nell’UE e in Italia

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Persiste la discriminazione nell’UE: un terzo dei musulmani dichiara di esserne oggetto, mentre l’11% di essere stato vittima di un crimine razzista, secondo un Rapporto pubblicato dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fundamental Rights Agency – FRA).
Ancor più grave è il fatto che la grande maggioranza di questi incidenti (79%) non sia denunciato e rilevato, soprattutto per scarsa fiducia nelle istituzioni e nelle autorità   governative e non governative, dato che si ritiene che una denuncia non cambierebbe la situazione (per il 59% degli intervistati), oppure perchà© la discriminazione è vissuta come un fatto abituale che fa percepire una denuncia come superflua (per il 38%).
Poca fiducia anche nelle forze dell’ordine, soprattutto tra i più giovani: uno su quattro dichiara di essere stato fermato per un controllo nell’ultimo anno e, tra questi, il 40% ritiene che i controlli fossero dovuti all’origine etnica.
Sono soprattutto le persone di recente immigrazione a percepire le varie forme di discriminazione: il 41% degli interpellati musulmani maschi privi di cittadinanza ritiene di essere stato vittima di discriminazione, contro il 27% degli uomini musulmani in possesso della cittadinanza.
Il Rapporto nota perಠche la discriminazione nei confronti della minoranza musulmana non è percepita come discriminazione religiosa ma piuttosto etnica (l’indagine ha riguardato musulmani arabi, turchi e balcanici): solo il 10% dichiara di essere stato discriminato per la propria fede.
Pessimo il quadro che emerge per l’Italia, uno dei Paesi europei che secondo il Rapporto è più intollerante verso i musulmani e i nordafricani in particolare. L’Italia registra i livelli di discriminazione più alti in quasi tutti i nove ambiti socio-economici presi in considerazione dalla ricerca. Il 39% degli intervistati ha subito discriminazioni durante la ricerca di un lavoro, il 33% sul luogo di lavoro; il 30% circa dichiara di aver subito discriminazioni nell’ultimo anno in luoghi quali bar o negozi, con percentuali almeno doppie rispetto a quelle della maggior parte dei 14 Paesi analizzati dal Rapporto. AI primi posti l’Italia anche per le discriminazioni nell’accesso al credito (25% contro il 5% in Danimarca e Finlandia), agli alloggi (29%, contro il 13% registrato in Spagna, seconda), alla sanità   (26%, contro il 20% a Malta), ai servizi sociali (24% contro il 10% in Danimarca e Germania) e all’istruzione (23% contro l’11% in Germania e Danimarca). L’Italia, insieme alla Spagna, è al primo posto anche per quanto concerne il cosiddetto «ethnic profiling», cioè la tendenza tra le forze di polizia di sottoporre a controlli le persone sulla base della loro origine etnica; in merito all’ethnic profiling percepito, quasi i tre quarti dei nordafricani fermati dalla polizia in Italia e Spagna ritiene che ciಠsia avvenuto a causa della loro origine etnica.

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