Medio Oriente, guerra e diritto internazionale

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Dopo circa nove mesi di guerra fra Hamas e Israele sono giunte dall’Aja, dalla Corte Penale Internazionale (CPI) e dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), le prime reazioni e le prime condanne nei confronti delle responsabilità in un conflitto umanamente devastante.

Il 20 maggio scorso infatti il Procuratore Capo della CPI, Karim Khan, ha richiesto l’emissione di mandati di cattura per il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, per il Ministro della Difesa Yoav Gallant e per i leader di Hamas Yahya Sinwar, Mohammed Deif, Ismail Haniyeh e Diab Ibrahim Al Nasri, accusati di  “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”.

Una richiesta alla quale ha fatto seguito, il 24 maggio, un’ordinanza della Corte Internazionale di Giustizia, che impone ad Israele di mettere immediatamente “fine all’offensiva militare a Rafah e a qualsiasi altra azione che metta a rischio la sopravvivenza degli abitanti palestinesi”.  Non solo, ma profondamente turbata dal fatto che molti ostaggi sono ancora in cattività”, la Corte ordina ad Hamas la loro liberazione immediata e senza condizioni. 

Un’ordinanza travolta, due giorni dopo, dall’ultimo cieco massacro perpetrato da Israele a Rafah, sull’ultimo rifugio di sfollati palestinesi, provocando la morte di decine di civili, in maggioranza donne e bambini. Una strage che ha sollevato indignazione e condanna di gran parte della comunità internazionale, richiamando Israele al cessate il fuoco.

Ricordiamo qui che la Corte Penale internazionale è l’unico Tribunale  internazionale permanente riconosciuto per esercitare la propria giurisdizione verso persone fisiche che hanno commesso i più gravi crimini internazionali, quali il crimine di genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra e il crimine di aggressione. Gli Stati parte, ad oggi, sono 124, con la mancanza tuttavia di tre grandi potenze militari ed economiche del mondo, gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, nonché quella di Israele. 

La Corte Internazionale di Giustizia, anch’essa con sede all’Aja è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite e si occupa di stabilire le responsabilità degli Stati che violano il diritto internazionale.

Sono ovviamente due richieste che hanno sollevato, per varie ragioni, forti e contradditorie reazioni nella comunità internazionale. In primo luogo, oltre al violento risentimento di Israele per “essere stato paragonato” ad Hamas, appare sotto i riflettori il fatto che, per la prima volta, le indagini della Corte Penale Internazionale riguardano i massimi rappresentanti del Governo di un Paese, Israele appunto, considerato e riconosciuto come una democrazia consolidata e parte di quell’Occidente mai messo sotto accusa.

Un aspetto che, al di là di ogni altra considerazione specifica a questo conflitto fra Israele e Hamas, manda immediatamente a dire che, per quanto riguarda la giustizia internazionale, non vi è e non ci deve essere impunità possibile per chi si macchia di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità. Rivolto ad Israele, il messaggio si precisa nel riaffermare che il suo legittimo diritto alla difesa, non lo assolve dal rispettare il diritto umanitario internazionale. 

Anche se la richiesta della CPI ha sollevato tante reazioni negative, in particolare da parte degli Stati Uniti, e anche se tale richiesta dovrà ancora essere valutata e confermata dalla camera preliminare del Tribunale, resta il fatto importante che tale richiesta ha scritto una nuova pagina per la credibilità del diritto e della giustizia internazionale. Una giustizia che vuole mettere al centro e sullo stesso piano il diritto delle vittime, come sottolineato dal Procuratore della CPI: ”Dobbiamo prendere in considerazione lo stesso valore di ogni bambino, di ogni donna e di ogni civile in un mondo sempre più polarizzato”.

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