MED7 e tutti i nodi nel Mediterraneo

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Si sono riuniti ad Ajaccio il 10 e 11 settembre scorsi per discutere ed affrontare, se possibile in modo condiviso, le grandi sfide che si giocano in questo momento nel Mediterraneo. Il Gruppo MED 7, costituito da sette Paesi del Sud dell’Europa, Francia, Italia, Spagna, Grecia, Malta, Portogallo e Cipro, aveva infatti all’ordine del giorno due punti cruciali, la Turchia e l’immigrazione. Di lato, anche una terza priorità meno apparente e cioè il rafforzamento dello stesso  gruppo di Paesi,  gruppo che si era già distinto durante i negoziati sul Recovery Fund durante l’estate e intenzionato, a fronte dei Paesi del Nord o dei Paesi dell’Est del gruppo di Visegrad, a svolgere un ruolo più determinato ed incisivo nel Mediterraneo. Quanto peseranno questi distinti gruppi sul futuro del processo decisionale dell’Unione Europea e sulla sua coesione, sarà senz’altro oggetto di discussioni e interrogativi nei giorni che verranno. 

Primo punto quindi il braccio di ferro tra Grecia e Turchia,  in quel Mediterraneo orientale ricco di gas e nel quale la Turchia rivendica un ruolo di esplorazione, trivellazione e estrazione del pregiato fossile. Ruolo contestato dalla Grecia, da Cipro e dall’Unione Europea che giudicano l’atteggiamento politico turco contrario al diritto internazionale. Alla riunione del MED 7, Emmanuel Macron si è fatto portavoce per una maggiore fermezza europea nei confronti di Erdogan, ormai “non più considerato un partner” e accusato di “pratiche inaccettabili” in tutta l’area mediterranea, dalla Libia, alla Siria e a Cipro.  Posizione forte, che Macron rivendica come passo necessario per raggiungere quella “Pax mediterranea” tutta da costruire e da negoziare con le tante potenze schierate in quel mare.

Il braccio di ferro sta tuttavia scivolando, in questi ultimi giorni, verso un’escalation militare molto preoccupante : di fronte alle minacce turche, Atene ha annunciato un programma di riarmo e un rafforzamento delle sue forze militari: 15.000 soldati in più e l’acquisto di 18 caccia Rafale francesi e altro materiale bellico. Un conflitto che vedrebbe coinvolti due Paesi membri della NATO, dove l’esercito turco è secondo per importanza all’interno dell’Alleanza.  Ma anche un conflitto che desta particolare preoccupazione in Europa, vista da una parte le difficoltà a mediare della NATO e la posizione ambigua e prudente degli Stati Uniti  e dall’altra il recente posizionamento di navi russe nel Mediterraneo orientale, pronte, eventualmente, a sostenere la Turchia per difendere comuni interessi strategici. 

Una situazione che mette in particolare difficoltà, all’interno dell’Europa, la Germania, convinta sostenitrice di un approccio diplomatico e di mediazione per disinnescare un conflitto dalle conseguenze imprevedibili. Sarà il Vertice europeo del 24 e 25 settembre prossimi a ridefinire la posizione dell’Unione al riguardo, la quale, per il momento, può giocare solo la carta delle sanzioni alla Turchia.

Secondo punto all’ordine del giorno del Med 7 è stato il tema non meno importante delle migrazioni. Su sfondo della tragedia di Moria, nell’isola di Lesbo, i Paesi del Med 7 non hanno fatto altro che constatare la tragica mancanza di una politica migratoria coerente, comune e coraggiosa. E’ stata tuttavia ribadita la necessità di sostenere il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo che la Commissione europea dovrebbe presentare nelle prossime settimane,  Patto che dovrebbe mettere al centro della strategia il concetto di responsabilità condivisa fra gli Stati membri. Concetto non nuovo ma che se tarderà ancora nella sua definizione e applicazione segnerà la perdita, per l’Unione Europea, di credibilità, venendo meno la risposta ad una sfida centrale per il suo futuro.

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