L’Unione Europea in un intreccio di competizioni

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Sono da poco terminati i Campionati europei di atletica e da poco iniziati quelli europei di calcio, in attesa dei Giochi olimpici in Francia, annunciando un’estate di competizioni in tre Paesi importanti dell’Unione Europea: prima l’Italia, poi la Germania e a seguire la Francia.
Tutti e tre questi Paesi, insieme con gli altri membri della UE, erano reduci da una bollente competizione elettorale europea che, all’indomani della chiusura delle urne, sta alimentando altre dure competizioni politiche, nell’Unione Europea e non solo.
Da poco si è concluso in Italia il G7, la riunione dei maggiori protagonisti dell’economia occidentale, con associato il Giappone, e abbiamo assistito a una doppia competizione, una all’interno del G7 e un’altra all’esterno.
La prima, una competizione tra alleati ma non per questo priva di tensioni, come quella tra la presidente del Consiglio italiano e i leader di Stati Uniti, Canada e Francia sulla salvaguardia dei diritti, in particolare nella vita privata, un confronto finito senza una vera intesa.
Verso l’esterno il G7 era impegnato su due fronti diversamente caldi: quello della guerra militare con la Russia e quello dell’incombente guerra commerciale con la Cina, senza dimenticare una competizione con i Paesi del Sud globale alla ricerca di ruolo nel mondo.
In contemporanea con queste competizioni dell’UE con il resto del mondo, bollono altre competizioni nell’Unione Europea. Sono competizioni politiche che lambiscono confronti istituzionali, come nel caso della Francia e della designazioni dei futuri Vertici UE.
In Francia la secca sconfitta alle elezioni europee ha indotto il presidente Emmanuel Macron a indire entro giugno azzardate elezioni politiche anticipate che adesso tengono col fiato sospeso molti in Europa, mercati compresi. In caso di un’ulteriore sconfitta di Macron potremmo assistere  all’arrivo al governo dell’estrema destra o, comunque, di una maggioranza in tensione con la Presidenza della Repubblica, vera detentrice del potere politico e la vera posta in gioco per Macron nel 2027.
Questa competizione politica nazionale si riverbera su quella europea, in vista della designazione della futura presidenza della Commissione europea, attesa tra giugno e luglio con il voto finale e decisivo del nuovo Parlamento europeo a metà luglio, con scadenze intrecciate che rendono incerto il calendario.
Tradizionalmente  Francia e Germania hanno da sempre avuto un ruolo centrale nel condurre questi negoziati beneficiando regolarmente del risultato, come avvenuto su tutti i fronti nel 2019. Ma adesso lo scenario è diverso, con la Francia alle prese con un terremoto elettorale e il precipitoso azzardo di nuove elezioni politiche e con la Germania indebolita politicamente dal voto, in coincidenza con serie difficoltà economiche e non solo.
E’ probabile che le due debolezze cerchino un accordo per rafforzarsi e salvare il salvabile in Europa, ma è fare i conti senza tre Paesi, Italia, Spagna e Polonia, decisivi al momento del voto a maggioranza qualificata, finora tenuti ai margini del campo di gioco e intenzionati ad essere della partita, con Italia e Polonia collocate nelle due metà campo  opposte, la prima comprensibilmente isolata visti i suoi compagni di gioco nella destra politica e per questo tenuta in quarantena.
La partita è iniziata il 17 giugno, con un Consiglio europeo informale, senza giungere a un accordo ma non senza qualche prova d’intesa tra Germania, Francia e Polonia; salvo rinvii, per il 27-28 giugno è atteso il fischio finale con un nuovo Consiglio europeo ufficiale, auspicabilmente prima del voto francese. Per la conclusione del negoziato non è escluso si debba aspettare i tempi supplementari, se non addirittura i calci di rigore. Azzardato scommettere oggi sul risultato finale.

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