L’Unione Europea all’indomani delle elezioni francesi

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Il 21 giugno segna per l’Unione Europea l’inizio di un estate bollente, per il meteo e per la politica.
Ne sa qualcosa in Francia il presidente Emmanuel Macron, uscito ammaccato dalle elezioni legislative e in Italia il presidente Mario Draghi, reduce da un delicato passaggio in Parlamento.
Ne sanno qualcosa le Istituzioni europee alle prese con un Consiglio dei Capi di Stato e di governo il 23-24 giugno, con all’ordine del giorno la risposta alla Russia in guerra in Ucraina e la risposta all’Ucraina in attesa di iniziare il suo percorso verso una problematica adesione all’UE che richiederà tempi non brevi, ma che potrebbe essere già essere avviata con la partecipazione ad una Comunità politica europea, allargata oltre gli attuali 27 Stati membri
Ne sanno qualcosa i Paesi ricchi dell’Occidente, riuniti in Germania il 26-28 nel Vertice del G7, confrontati alle tensioni economiche e finanziarie che mettono a dura prova le loro popolazioni e con esse la tenuta del consenso dei rispettivi governi.
Ne sanno qualcosa anche i 30 Paesi membri della NATO, chiamati anch’essi a rispondere all’aggressione della Russia all’Ucraina e a dare una risposta a Finlandia e Svezia candidati all’ingresso nell’Alleanza militare, ostacolato da un partner importante come la Turchia.
E come se non bastasse si annuncia per l’UE un velenoso ritorno delle tensioni provocate da Brexit, con il Regno Unito alla vigilia di una rottura unilaterale degli accordi sottoscritti con l’UE da Boris Johnson per lo statuto dell’Irlanda del nord, con la prospettiva di una dura guerra commerciale tra le due sponde della Manica.

In questa vigilia di turbolenze politiche se n’è aggiunta una nuova non da poco con il risultato delle elezioni legislative francesi di domenica scorsa che hanno visto il dirompente successo del “Rassemblement national” di Marine Le Pen moltiplicare per 11 (da 8 a 89) i seggi conquistati in Parlamento e il buon risultato del cartello variegato delle sinistre e dei Verdi che hanno portato a casa ben 131 seggi. Si tratta di un esito che contribuirà ad impedire al Presidente appena eletto di disporre in Parlamento di una maggioranza assoluta, con i rischio di risucchiare la Francia in un vortice di ingovernabilità.
Si tratta di un rischio che, come un virus, potrebbe contagiare altri Paesi UE e l’Unione Europea stessa in un momento dove si rendono necessarie decisioni importanti da adottare in un clima di forte coesione oggi assente, vista anche l’incertezza politica della Germania con la sua inedita coalizione a tre che stenta a muoversi compatta.

Il ruolo della Francia in favore di nuovi passi nell’integrazione europea, d’intesa con Italia e Germania, era stato annunciato con forza dal presidente Macron, adesso indebolito non solo nel suo Paese ma anche in Europa.
La stessa decisione che il Consiglio europeo dovrà prendere sul futuro ingresso dell’Ucraina nell’UE, preparata dalla proposta favorevole della Commissione e dagli orientamenti annunciati a Kiev da Draghi, Scholz e Macron, non sarà una passeggiata tenuto conto delle riserve di Paesi come l’Olanda e la Spagna, senza dimenticare le perplessità dei Paesi scandinavi, con la Danimarca preoccupata per il fragile profilo democratico dell’Ucraina.
È facile prevedere che sarà per l’Unione Europea un’estate difficile, dalla quale o esce un rilancio del progetto di unificazione continentale o si profila il declino di una straordinaria avventura iniziata all’indomani della Seconda guerra mondiale che ora rischia di arenarsi con l’irruzione di una nuova guerra di dimensioni non solo europee.

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