Lunedì 28 gennaio, Cuneo: “Unione Europea: chi perde la memoria perde il futuro”

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Lunedì 28 gennaio, a Cuneo, avrò luogo l’incontro “Ue: chi perde la memoria perde il futuro”, facente parte del secondo ciclo di corsi e laboratori organizzati dall’UniTre di Cuneo per l’anno accademico 2018-2019. Sarà un’occasione importante per approfondire la storia recente dell’Unione europea e le sue prospettive future alla vigilia dell’importante appuntamento elettorale di maggio.

Relatore sarà il presidente di Apice, Franco Chittolina.

L’appuntamento è alle 15.30 presso il Cinema Monviso, in via XX Settembre, a Cuneo.

Qui potete trovare maggiori dettagli dell’incontro.

“Memoria e ricordi non sono la stessa cosa: non solo perché i ricordi evaporano e la memoria resta, ma anche perché i ricordi sono spesso fonte di nostalgia, se non di malinconia, mentre la memoria dura nel tempo, può generare speranza e alimentare il futuro. Queste considerazioni valgono per le nostre storie di vita, ma valgono anche per la nostra storia collettiva e, in essa, per la nostra Europa. Sarebbe un enorme spreco, per un continente ricco di storia come il nostro, sottovalutare il patrimonio prezioso di una memoria che tutti ci portiamo dentro, anche quando non ne abbiamo coscienza. Noi tutti siamo il frutto di vicende plurisecolari sedimentate anche nella nostra storia personale, che si tratti di evoluzioni economiche e sociali, di creatività culturale e artistica o di vitalità delle religioni, compreso in una società laica quando non agnostica. Qualcosa del genere accade anche per l’Unione Europea di oggi: una straordinaria avventura che ha preso avvio dalla memoria delle guerre che hanno segnato per secoli questo continente, che porta dentro di sé valori e diritti cresciuti faticosamente nel tempo, che ha visto fasi di sviluppo economico che nessuno avrebbe sognato in quel primo dopoguerra, quando l’Europa era una terra di macerie, ferita a morte da dittature spietate e dalla guerra, frutto di nazionalismi esasperati e dissanguata dai campi di concentramento. La memoria di quei tempi bui contribuì a spingere i nostri Paesi verso un futuro di progressi sociali e di consolidamento delle rinate democrazie. Oggi quella memoria, rischia di fare mancare ossigeno alle generazioni che verranno, di far loro mancare il nutrimento indispensabile dell’esperienza, feconda non solo di successi, ma anche di tanti errori e di molte occasioni mancate. Per questo è importante la memoria e tornare a raccontare la storia di questa nostra Europa, oggi in difficoltà a pesare nelle vicende di un mondo globalizzato, dove nuove potenze emergenti o vecchie potenze arroganti cercano di imporre le loro priorità, facendo correre pesanti rischi alla sopravvivenza del pianeta. E’ il caso, tra gli altri, della lotta al cambiamento climatico, dello sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, dell’attacco ai diritti fondamentali e alla vita democratica e dell’aumento delle diseguaglianze con gravi rischi per la pace. Su questi fronti caldi l’Unione Europea continua a lottare, con le armi del consenso che ottiene dai suoi cittadini, e solo chi non ha memoria di cos’era l’Europa prima dell’UE non vede i progressi raggiunti…”

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