L’opinione degli europei dopo la guerra russa in Ucraina

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Sono stati resi pubblici da poco i sondaggi che l’Eurobarometro a condotto su richiesta del Parlamento europeo per misurare l’evoluzione dell’opinione pubblica europea confrontata con l’aggressione russa all’Ucraina e l’inatteso ritorno della guerra in Europa.

I risultati a livello europeo sono in parte largamente positivi sull’azione dell’Unione Europea, mitigati però da significative differenze tra i Paesi membri UE.

Globalmente si conferma una percezione positiva nei confronti dell’UE da parte del 65% degli intervistati, ma è un risultato che si distribuisce con soglie diverse nei singoli Paesi: più favorevoli con oltre l’80% il Lussemburgo, l’Irlanda e la Lituania; al 70% i tre Paesi nordici, Germania, Paesi bassi, Belgio, Spagna, Malta, Estonia e Polonia; soltanto tra il 40% e il 50% Grecia, Italia, Austria, Slovacchia, Romania e Bulgaria, con il nostro Paese che sembra derivare verso l’est dell’UE.

Malgrado questa valutazione prevalentemente favorevole dell’UE, alla domanda se questa stia andando nella buona direzione solo il 53% risponde positivamente, contro un corposo 40% rivelando una fiducia sul futuro a lungo termine, ma preoccupazioni su quanto sta capitando attualmente, un’opinione condivisa, tra gli altri, dall’Italia.

Quanto ai giudizi maturati all’indomani dell’invasione russa in Ucraina questo evento costituisce una sfida importante per la sicurezza dell’UE per oltre il 90% degli intervistati, ma si collocano sotto la barra del 60% Paesi come la Francia e l’Italia, mentre intanto solo il 37% si dichiarano fiduciosi che non vi saranno cambiamenti di rilievo nella loro vita, contro il 61% di parere contrario.

Non poteva mancare nel sondaggio l’individuazione della percezione degli europei nei confronti della Russia. Nella primavera del 2022 l’82% degli intervistati dichiara avere una visione negativa della Russia,  mentre sale di 13 punti, rispetto al 2018, la visione positiva degli Stati Uniti posizionata al 58%. Si tratta di una percezione che si esprime, anche se in misura ridotta, a proposito della reazione dell’UE verso la Russia con il 59% che si dichiara soddisfatto e con l’81% che condivide l’idea che opponendosi alla Russia l’UE difende i valori europei.

Il sondaggio prosegue poi mirando a giudizi più specifici sulle misure adottate dall’UE. Le sanzioni economiche sono approvate dall’80% degli intervistati; il divieto di diffusione nell’UE dei media di Stato russi registra un’approvazione al 70% e allo stesso livello si colloca il giudizio favorevole sul finanziamento e la fornitura di strumenti militari all’Ucraina, con una percentuale di oltre il 90% ma limitatamente ai tre Paesi nordici, Polonia, Irlanda e Portogallo.

Superano questi livelli di adesione alle azioni dell’UE le misure sul versante umanitario per l’accoglienza dei profughi, con il giudizio positivo di oltre il 90% degli intervistati.

Più sensibile la domanda relativa alla disponibilità ad accettare gli effetti negativi delle sanzioni europee: si dichiarano disponibili il 59%, ma solo il 40% è pronto a pagare il prezzo della crisi energetica, con l’eccezione dei Paesi nordici e i Paesi bassi dove oltre il 70% si dichiara in favore. Percentuali di ridotta disponibilità a fronte del rincaro dei prezzi alimentari, con percentuali molto basse a circa il 10% in Bulgaria, Grecia e Cipro.

Inevitabile che il sondaggio si interessi alle prospettive della futura cooperazione europea, con il 93% che chiede di agire insieme per difendere il territorio dell’UE e si dice favorevole al 92% ad un’azione comune per affrontare la crisi dei rifugiati e all’85% per rafforzare la cooperazione europea in materia di difesa, con il 73% pronto a pagare il prezzo di un aumento della spesa militare.

Si tratta di risposte solo provvisoriamente e parzialmente confortanti a un sondaggio realizzato a marzo, a guerra appena iniziata, mentre oggi è già facile intravedere possibili seri smottamenti dell’opinione pubblica se il conflitto dovesse durare a lungo.

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