Lettera a Matteo Renzi

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Gentile Presidente,

l’Italia che Lei si sforza di governare con l’aiuto, quando proprio necessario, di pochi fidati collaboratori e amici, Le sta dando molti problemi, anche se ancora poche soddisfazioni che Lei provvede a comunicare con grande e spericolata enfasi.
Sono temi sui quali ci intrattiene spesso dagli schermi televisivi, obbligandoci all’uso frequente del telecomando, chi per non perdere una sola Sua parola e chi per cercare conforto in altre meno impegnative visioni. Sono le due Italie, quelle dei guelfi e ghibellini, provenienti dalla Sua Firenze, diventata non a caso capitale d’Italia, prima che la storia decidesse per Roma capitale, un approdo che ancora oggi Le causa non pochi problemi, nonostante abbia risolto senza tanti complimenti quello del suo effimero compagno di strada Marino.
Ma a rovinare le lunghe giornate di lavoro di un Presidente che non dorme mai, e sogna sempre, non c’è solo l’Italia: c’è anche il resto del mondo e, dentro il mondo, quella brutta grana che è l’Europa.
Lei, che pure tanto dice di amare l’Europa, da un po’ di tempo mena botte a destra e a manca verso le sue Istituzioni e una loro presunta amica che sta a Berlino, ma che tanto pesa a Bruxelles, riservando a Roma qualche compassionevole sorriso nell’attesa di meglio capire dove stia andando l’Italia, così pericolosamente a mollo nel Mediterraneo e aggrappata alle Alpi per stare a galla.
All’Unione Europea maestrina e ai suoi diktat Lei muove molte e giustificate critiche. Da buon italiano sa bene quanto sia nefasta la burocrazia in Italia e come sia difficile riformarla, figuriamoci quella degli eurocrati. Da sempre è insofferente per gli “zero virgola” quando riguardano gli squilibri delle nostre finanze pubbliche, un po’ meno per quelli che tengono ingessato il nostro mercato del lavoro e segnano la stentata crescita di quest’ultimo anno. Dall’UE non accetta lezioni, preferisce darne, più di quanto non facessero Luigi Einaudi, Carlo Azeglio Ciampi e nemmeno il “re” Giorgio Napolitano, che pure di Europa se ne intendevano, anche se è apprezzabile la Sua sincerità quando manifesta la Sua irritazione per il tempo che Bruxelles Le fa perdere con gli inutili riti dei suoi frequenti Vertici, dove Lei non perde occasione per rassicurare sui progressi dell’Italia partner comprensibilmente increduli.
All’Unione Europea ha rivolto parole sacrosante, quando le ha ricordato il dovere di solidarietà verso i migranti e la competenza nazionale in materia fiscale e quando, recentemente, l’ha rimproverata per i due pesi e le due misure usati nella vicenda dei salvataggi bancari. Su questo ed altri temi non ha esitato a provare a lavorare ai fianchi quel monumento della politica europea che è la Cancelliera tedesca, chiedendole contemporaneamente di fare di più per l’Unione e di impicciarsi di meno a Bruxelles. Ed è parsa a qualcuno una provocazione la simpatia manifestata recentemente alla Gran Bretagna di David Cameron: una giravolta che ha fatto venire in mente il peggiore Berlusconi di anni fa, uno che la credibilità dell’Italia in Europa l’ha ridotta ai minimi termini.
Insomma, Presidente, in Europa – nel poco tempo libero che Le lascia l’Italia e il Suo Partito – ha l’aria di volersi muovere a tutto campo e non possiamo non esserLe grati: lo saremmo ancora di più se ci vorrà aiutare a capire che Europa vuole, con quali politiche, con quali Istituzioni, con quali partner e con quali alleanze. S’aggirano per l’Europa branchi di populisti che prendono a calci l’Europa senza spiegarci cosa vogliono: è venuto il momento di sfidarli a mettere le carte in tavola e Lei, Presidente, non è uno che possa sottrarsi a una sfida così esaltante. Auguri di buon anno e di buona Europa!

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