Le fotografie dell’artista cuneese Luca Prestia in mostra a Reading

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L’artista cuneese Luca Prestia in mostra a Reading dal 18 settembre al 1 ottobre con la mostra “Beyond the border” – Al di là del confine.

“Beyond the border” – Al di là del confine.  

“Che cosa sappiamo noi veramente sui confini? E con noi intendo noi europei, con passaporti validi in quasi tutti i paesi del mondo, fedelissimi di Ryanair, che non realizziamo neanche più di aver oltrepassato un confine. Viaggiare in Europa – o perlomeno nell’area Schengen – significa muoversi liberamente da uno stato all’altro; il ritorno dei nazionalismi sta certo mettendo in crisi questo sistema, ma fino a quando non ci tocca personalmente, a chi importa?

Tutto cambia se non sei europeo e vuoi attraversare il vecchio continente. Se vieni dal Gambia, Namibia, Mali, Etiopia o Sudan tutto quello detto in precedenza non conta. Non solo I confini non hanno mai smesso di esistere, ma sono diventati passaggi sempre più difficili e pericolosi. Negli ultimi anni i confini sono aumentati, si sono intensificati, sono diventatati simbolo di crisi della mobilità umana mondiale e mezzo di espressione del potere per i paesi potenti.

Ventimiglia rappresenta uno di questi nodi, un limbo di confine. Un’ astrazione amministrativa per noi, una realtà complessa per “gli altri”.  Istituito nel 2015 in seguito ad un aumento nel numero di migranti, è stato ulteriormente implementato dopo gli attentati di Parigi pochi mesi dopo.

Luca Prestia ha passato qui gran parte del suo tempo negli ultimi tre anni, senza l’ambizione di comprendere, né l’arroganza di giudicare, ma con il bisogno di vedere con i propri occhi, attraverso la lente della sua stessa macchina fotografica. Nella sua fotografia, Prestia ha scelto di non enfatizzare la miseria per suscitare pietà o risentimento negli occhi del pubblico, ma ha puntando su approccio più logico – e quindi anche politico – del fenomeno, catturando dettagli e sarebbero altrimenti andati perduti. Frammenti significativi rivelano molto di più rispetto a complesse totalità costruite artificialmente.

Un piede, un paio di scarpe abbandonato, un piccolo segno di presenza umana sono, in quel limbo di confine, simbolo del viaggio, con le sue frustrazioni, speranze, sfide e possibilità. Non vigliamo sapere di chi sono quegli oggetti, rischiando di venir intrappolati nella dicotomia tra empatia e ostilità. Attraverso piccoli, ma significativi, segni e oggetti, Il fotografo dipinge un’immagine grigia, lasciate senza spiegazione.

La mostra può rappresentare una grande opportunità per interrogarci sui nostri limiti, sulle nostre possibilità e su tutto ciò che possiamo ancora conquistare come ricercatori, attivisti, cittadini”.

A cura di Federico Faloppa

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