Lavoro: due sentenze della Corte di Giustizia su azioni sindacali

Fanno discutere due sentenze emesse in pochi giorni dalla Corte di Giustizia europea. Si tratta di sentenze diverse su casi simili riguardanti iniziative di aziende europee contro le quali i sindacati nazionali ed europei avevano intrapreso azioni per denunciare il rischio di dumping sociale.
L’ultima sentenza è relativa a una società   di costruzioni lettone, la Laval, che intendeva praticare in Svezia salari inferiori a quelli definiti dalla contrattazione collettiva di settore. Nel 2004, il sindacato svedese delle costruzioni bloccಠi cantieri della società   lettone perchè questa pagava salari inferiori a quanto previsto dalla contrattazione collettiva, chiedendo alla Laval di sottoscrivere la convenzione svedese di settore. L’impresa lettone si rifiutà², i cantieri furono bloccati e il caso fu portato di fronte alla magistratura svedese che a sua volta chiese l’intervento della Corte di Giustizia europea. Quest’ultima ha dato un giudizio sfavorevole all’azione sindacale, considerandola «una restrizione alla libera circolazione dei servizi». Secondo la Corte, la legge del 1997 sul distacco dei lavoratori nel quadro di una prestazione di servizi obbligava il gruppo lettone a osservare una serie di regole imperative di protezione minima nello Stato di accoglienza, ma in Svezia la trasposizione di tale legge non prende in considerazione le retribuzioni poichà© il loro livello è frutto di accordi tra partner sociali. La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) ha espresso profonda delusione in merito a questa sentenza, dichiarandosi preoccupata «per le conseguenze che il caso potrebbe avere sul sistema svedese (e di altri Paesi) di convenzioni collettive». Inoltre, secondo la CES questa sentenza «potrebbe avere anche conseguenze circa la capacità   dei sindacati a sostenere la parità   di trattamento e la protezione dei lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità  : si teme che la capacità   dei sindacati a garantire tali obiettivi possa essere messa a rischio dal principio della libera circolazione dei servizi».
La decisione della Corte europea è giunta inaspettata per i sindacati europei, anche perchà© solo una settimana prima la stessa Corte aveva dato un giudizio diverso su un caso simile, pur lasciando qualche dubbio alla CES. Si trattava di un’azione intrapresa da una compagnia marittima finlandese, la Viking, che aveva cambiato bandiera a una nave di sua proprietà   facendola diventare un’impresa lettone e applicando all’equipaggio della nave un diverso contratto collettivo. Decisione contro cui erano state organizzate azioni di protesta da sindacati di vari Paesi che miravano a ottenere l’annullamento dell’operazione e richiedevano che ai lavoratori si applicasse il contratto collettivo findandese. La Corte di Giustizia aveva considerato legittima l’azione sindacale collettiva perchà© finalizzata a proteggere i posti di lavoro e a migliorare le condizioni di lavoro, ribadendo il diritto allo sciopero e all’azione collettiva come fondamentale e riconosciuto dall’ordinamento comunitario. In quell’occasione, la CES aveva espresso soddisfazione per la sentenza ma anche qualche preoccupazione sul rischio di limitare il campo d’applicazione e ostacolare l’esercizio di un’azione collettiva, in particolare per quanto riguarda le situazioni transfrontaliere. «Questa sentenza protegge chiaramente i sindacati a livello locale e nazionale rimettendo in causa la libertà   di stabilimento delle imprese. àˆ tuttavia meno chiara riguardo ai diritti sindacali transnazionali» aveva dichiarato il segretario generale della CES, John Monks, aggiungendo: «Avremmo voluto un riconoscimento più chiaro e senza ambiguità   dei diritti dei sindacati a conservare e a difendere i diritti dei lavoratori e la parità   di trattamento e a cooperare al di là   delle frontiere per controbilanciare il potere, sempre più mondiale, delle imprese».

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