“L’arte di legare le persone” di Paolo Milone

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Einaudi Supercoralli – 2021 (pp. 200 – € 18,50) ISBN 9788806246372

Un libro unico in materia di psichiatria, che nulla ha a che vedere con le opere, sia pure eccellenti in materia, di scrittori tipo Oliver Sacks o Nancy Andreasen.

Non è un martire né un eroe chi lo scrive, ma un medico che accomuna con maestria passione, realismo e umanità. E bravura linguistica. 

«Avendo fuggito ogni lavoro per paura, mi ritrovo a fare il lavoro che fa più paura a tutti»

Questo è l’incipit.

Reparto 77. Psichiatria d’urgenza. Ecco dove lavora Paolo Milone. Di questo lavoro lui non solo non ha paura, ma lo vive e lo ama con tutto sé stesso senza mai ammetterlo esplicitamente, anche quando sembra terrificante nella cruda realtà della malattia mentale diventata compagna di vita di chi ne è affetto, di chi non può accorgersene e di chi con professionalità ed empatia cerca di curarla. 

Strutturato come un dialogo permanente con i suoi pazienti, Milone affida al lettore sensazioni, riflessioni e episodi – raccontati con tale gradevole e ricca semplicità – che ci fanno vivere al suo fianco la sua quotidianità  in reparto, con le sue paure e le sue empatie, lo sgomento  della sua impotenza di fronte a  chi è prigioniero di  un altro se stesso, di chi cerca coraggiosamente di vincere questo nemico usurpatore della mente, di chi è violento perché non conosce altro modo di esprimere il dolore, di chi inconsapevolmente o meno cerca un appuntamento con la morte e finisce prima o poi per incontrarla davvero..  

E la cosa più emozionante di questa raccolta di impressioni di vita fuori dalla cosiddetta   normalità, intrise di umiltà e umanità senza retorica, è che nella descrizione del suo giornaliero corpo a corpo con l’abisso della pazzia, Milone riesce non solo a essere serenamente realistico, ma anche a volte teneramente comico e assolutamente poetico. 

L’io narrante ci cattura a tal punto che questo libro si può leggere senza interruzione.

E quando il nostro viaggio nel reparto 77 si conclude, il piacere della lettura cede il passo a quello della riflessione.

Da non perdere.  

di Raffaella Longoni

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