La rivoluzione e le proteste a Cuba

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L’Isola è lontana dalle nostre immediate frontiere, ma il suo nome, la sua storia, la sua posizione geografica che guarda gli Stati Uniti fanno di Cuba un Paese che non lascia indifferente nessuno. 

Sono scoppiate infatti, per la prima volta dalla rivoluzione del 1959 e per la prima volta senza che i Castro fossere al potere, inedite e significative manifestazioni di protesta antigovernative, fortemente alimentate da una crisi economica che ha portato molti cittadini sul bordo della povertà e dalla pandemia di Covid 19, contro la quale Cuba non possiede adeguate cure e vaccini.

Stanca di dover fare lunghe file per acquistare beni contingentati di prima necessità, stanca della continua erosione del potere d’acquisto, stanca dell’aumento dei prezzi, una parte della popolazione cubana è scesa in piazza al grido di “Libertà” e di “Abbasso la dittatura”. 

Una popolazione cubana che si divide tuttavia fra coloro che rimangono ancora fedeli ad una rivoluzione iniziata con Fidel Castro, continuata con il fratello Raul fino allo scorso aprile e oggi nelle mani del nuovo Presidente Miguel Diaz-Canez e del Partito comunista cubano e coloro che invece, stanchi delle briglia di un regime e dell’inadeguatezza di fronte alla situazione economica, sociale e sanitaria chiedono cambiamenti e un nuovo corso politico. Sembra l’inizo  di una nuova e inattesa rivoluzione.

Cuba, per la sua storia “castrista”, ormai giunta alla fine, per il suo comunismo e per la sua posizione geografica ha sempre avuto rapporti molto tesi con gli Stati Uniti, tanto da subire fin dal 1961 un severo embargo economico. L’unica schiarita nelle relazioni USA-Cuba è stata durante la Presidenza di Barack Obama, che aveva iniziato una politica di distensione con la Havana e dichiarato un processo di graduale ritiro delle sanzioni. Una prospettiva andata velocemente in fumo con l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump che, non solo ha interrotto la normalizzazione delle relazioni ma ha ulteriormente inasprito le sanzioni economiche, spingendo ancor più il Paese nel vortice di una grave crisi economica.

Erano naturalmente forti i legami di Cuba con l’allora Unione Sovietica, crollata trent’anni fa, un legame che ha generato momenti di altissima tensione durante la guerra fredda, come ad esempio la crisi dei missili a Cuba nel 1961, che tenne per giorni il mondo con il fiato sospeso e sull’orlo del disastro nucleare. 

Cuba quindi come una frontiera tra Est e Ovest, frontiera che, fatte le dovute distinzioni storiche, sembra riproporsi oggi nelle posizioni di Washington e Mosca nei confronti delle manifestazioni. Se, da una parte gli Stati Uniti mettono in guardia contro ogni tentativo di usare la violenza contro i dimostranti e sostengono, insieme all’Unione Europea, che vengano ascoltate le richieste di libertà e di cambiamento, dall’altra la Russia si schiera contro ogni tentativo di “ingerenza straniera che destabilizzi la situazione nell’Isola”.  

Va comunque segnalato qui un aspetto di coerenza nei confronti dell’UE, che, contrariamente agli Stati Uniti, nella seduta dell’Assemblea Generale dell’ONU del 26 giugno scorso, si è espressa compatta nel chiedere la fine dell’embargo USA contro Cuba, sottolineando che “ha un effetto dannoso sulla situazione economica del Paese e influenza negativamente gli standard di vita del popolo cubano”. 

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