Jurgen Habermas nel Pantheon d’Europa

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Mentre tramonta il mondo di ieri, e con esso quel che resta dell’Occidente e dell’Europa, se ne vanno le figure che quel passato avevano contribuito a modellare, difendendo valori e democrazia.

Il 13 marzo ci ha lasciato Jurgen Habermas, filosofo tedesco che, dopo aver attraversato l’esperienza tragica del nazismo, ha dedicato la sua ricerca alla ripresa degli stimoli dimenticati dell’illuminismo, in favore della cultura e della democrazia europea, riportando l’attenzione sul necessario protagonismo della società civile e della forza della comunicazione per contrastare il tramonto della politica.

Nel Pantheon dei Padri dell’Europa, diventata Unione Europea, Habermas troverà posto accanto a leader politici con i quali, con saggezza critica, ha costantemente dialogato con i suoi numerosi saggi e le sue prese di posizione pubbliche: tra gli altri, col suo connazionale Helmut Khol, il francese Jacques Delors e il nostro Carlo Azeglio Ciampi.

Se ne vanno personalità importanti che avevano raccolto l’eredità preziosa della generazione dei Padri fondatori delle prime Comunità europee: dai nostri Altiero Spinelli, Luigi Einaudi e Alcide De Gasperi ai francesi Robert Schuman, Jean Monet fino al tedesco Konrad Adenauer.

Di quella loro prima geniale creatura Habermas ha seguito con attenzione l’evoluzione, ne ha visto in tempo i limiti e ha sperato fosse capace di cogliere le occasioni che la storia le aveva offerto per riformarsi fino a darsi una Costituzione, che oggi ci manca crudelmente.

Resti per noi, nani orfani sulle spalle di quel gigante che è stato Habermas, l’incoraggiamento a continuare nella straordinaria impresa della pacifica riunificazione continentale, promuovendo il dialogo tra i nostri popoli e la pace con il resto del mondo.

Un’ultima lettura: Il filosofo Habermas: “Ecco perché l’Europa deve ballare da sola”

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