Il ruolo dell’UE nel Medio Oriente

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Abbiamo tutti accolto con interesse e sollievo la decisione dell’Unione europea di essere presente in Libano con la forza ONU, decisione che ha messo in evidenza credibilità   e serietà   di un impegno nei confronti di un doloroso e non nuovo conflitto in Medio Oriente. Si è trattato perಠanche di una decisione un po’ inaspettata, viste le difficoltà   e debolezze politiche di un’Europa che non è ancora riuscita a dotarsi di quella legittimità   istituzionale in politica estera.
E tuttavia, l’Unione europea, parte del quartetto per l’attuazione della Road Map (Ue, USA, Russia e ONU), aveva già   avuto un ruolo significativo nel tessere rapporti e vincoli politici e istituzionali, attraverso dialogo e cooperazione con i paesi dell’area, a partire dalla Dichiarazione di Barcellona nel 1995, al Partenariato Euro-Mediterraneo che ne è scaturito e, infine, alla recente definizione di una politica di vicinato che dovrebbe guidare i futuri rapporti e il rispettivo dialogo politico.
Gli impegni assunti dall’Ue tanto come membro del Quartetto ma anche nell’ambito delle relazioni bilaterali o regionali di cooperazione con i vari paesi, mettono in evidenza un importante sforzo finanziario che, molto spesso, rimane sconosciuto e non riesce a produrre quell’ impatto politico grazie al quale l’Europa potrebbe giocare un ruolo più incisivo e da protagonista in un’area di grande instabilità   e di laceranti conflitti alle sue dirette frontiere meridionali.
In questo contesto, l’Europa (CE e Stati membri insieme), si rivela essere il maggior donatore nell’area. Bastano alcuni esempi relativi alla cooperazione MEDA (il principale strumento puramente CE per l’attuazione del Partenariato Euro-Mediterraneo) e ai prestiti della BEI (Banca Europea per gli Investimenti). Nel periodo 1995-1999 MEDA ha impegnato 3,435 miliardi di Euro e nel periodo 2000-2006 5,350 miliardi di Euro. Negli stessi periodi i prestiti della BEI sono stati rispettivamente di 4,808 miliardi di Euro e di 6,400 miliardi di Euro. A queste cifre vanno aggiunti i finanziamenti per gli aiuti umanitari, per le iniziative sui diritti dell’uomo e il sostegno alla società   civile.
Per limitarci agli interventi dell’Ue nel 2005 in Libano e in Palestina, interessante è capire come questi aiuti effettivamente contribuiscano a medio o lungo termine a una possibile soluzione dei conflitti e alla pacificazione nella regione, nonchà© quali leve potrebbero essere usate dall’Ue per incidere maggiormente in questi processi. Per quanto riguarda la Palestina, nel 2005 i maggiori impegni finanziari hanno riguardato i bisogni immediati della popolazione palestinese e il sostegno all’Autorità   palestinese (122 milioni di Euro), le infrastrutture nella striscia di Gaza per accompagnare il processo di ritiro israeliano (40 milioni di Euro), il sostegno per la costruzione di uno Stato palestinese e le relative riforme istituzionali, giudiziarie e amministrative (12 milioni di Euro) e, infine, le infrastrutture e i servizi sociali (35 milioni di Euro).
Una prima analisi di queste cifre e della scelta dei campi di intervento, rende evidente la logica che scaturisce dal tentativo di attuare la Road Map, obiettivo centrale per l’Ue per il raggiungimento di una pace durevole in Medio Oriente, e cioè la creazione di due Stati, basati sui confini del 1967, retti da Istituzioni democratiche e rispettose dei diritti dell’uomo.
Certo, i sostegni finanziari e le relazioni bilaterali dell’Unione europea, nel quadro del Partenariato Euro-Mediterraneo, si estendono a ben dieci Paesi, fra cui naturalmente i più importanti attori per la stabilità   e la pace nell’area e cioè Israele, Libano e Siria. Per quanto riguarda il Libano ad esempio, nel periodo 2005/2006 sono stati messi a disposizione circa 80 milioni di Euro per sviluppare, in particolare, rapporti di vicinato e di cooperazione con i Paesi limitrofi, lo sviluppo del settore privato e del commercio, il sostegno alla società   civile in una prospettiva di dialogo interno di pace, il sostegno ai profughi palestinesi, ecc. Per quanto riguarda la Siria, e benchà© un accordo di Associazione (simile a quelli già   firmati e in vigore con gli altri paesi) sia tuttora in attesa di essere firmato, il sostegno finanziario della CE, attraverso MEDA, è stato a tutt’oggi di più di 250 milioni di Euro, con programmi destinati alle riforme del settore pubblico e privato, all’ambiente, alle infrastrutture, all’educazione e alla riforme della salute, ma destinati anche ai campi profughi palestinesi, situati vicino a Damasco.
E al di là   di questa cooperazione più strutturale, va sottolineato il recente impegno in termini umanitari per la difficilissima situazione nella striscia di Gaza e, ancor più recentemente, l’impegno della Ue per la ricostruzione del Libano. Va sottolineato qui il fatto che questa cooperazione è nata e si basa oggi su un tessuto di rapporti istituzionali importanti quali i Consigli dei Ministri euromediterranei, l’Assemblea Parlamentare Euromediterranea e il Rappresentante speciale dell’Ue per il Medio Oriente. E forse, proprio a partire da questi rapporti, e sulla scia del recente impegno preso alla fine della guerra in Libano, l’Unione europea potrebbe continuare a rafforzare il suo ruolo nell’area, trasformando gradualmente questo ruolo di «payer» in quello di «player», (da «pagatore» a «giocatore») di protagonista, investendo tutte le sue forze, la sua credibilità   e la sua capacità   diplomatica per portare la pace, la stabilità  , il dialogo e la cooperazione regionale. Questo impegno e questa sfida hanno un senso se si includeranno nel dialogo altri attori coinvolti nella stabilità   regionale e in primo luogo l’Iran. L’Unione europea, grazie oggi anche all’Italia, ha la credibilità   per farlo e per proporre una politica decisamente diversa da quella che gli Stati Uniti hanno praticato finora, con i risultati catastrofici che purtroppo sono sotto gli occhi di tutti.

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