Il Premio Sacharov del PE a Malala Yusafzai

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Già candidata al Premio Nobel per la pace, Malala è stata l’incontestata vincitrice del Premio Sacharov 2013 del Parlamento europeo. Istituito nel 1988, il Premio è assegnato ogni anno a personalità o organizzazioni che dedicano la loro vita alla difesa dei diritti umani e delle libertà, in particolare al diritto di libertà di espressione. Malala ha solo 16 anni, è originaria del Distretto di Swat nel nord-ovest  del Pakistan, ai confini con l’Afghanistan, e il suo impegno in difesa del diritto all’istruzione per le donne e le bambine è iniziato quando era solo undicenne. La vita nella sua regione era diventata particolarmente difficile dopo l’occupazione dei talebani nel 2007, i quali, come prima misura, avevano proibito l’accesso delle ragazze in molte scuole, distrutto molti Istituti scolastici e spogliato le scuole rimaste di mobili, banchi e lavagne. Una vera e propria guerra all’istruzione femminile e alla dignità della donna. Malala non si è mai piegata davanti al terrore talebano: ha iniziato aprendo un blog con la BBC sotto falso nome e denunciato la violazione dei suoi diritti e delle altre sue compagne iniziando con le parole più giuste e semplici: “Voglio avere il diritto di andare a scuola, voglio poter cantare, voglio vestirmi con i colori che preferisco…”.  Ma la sua voce, ancora da bambina ma già piena di tanta matura consapevolezza, nell’ottobre 2012 fu ferita brutalmente dai talebani nel tentativo di sopprimerla. Da quel giorno, la lotta di Malala ha superato i confini del suo Paese ed è diventata la voce non solo delle bambine e delle donne pachistane, ma una voce universale per il rispetto dei diritti fondamentali e in particolare del diritto all’istruzione.

Abbandonata, dopo l’attentato talebano, la sua provincia natale, oggi Malala ha ripreso ad andare a scuola a Birmingham. Il suo volto è ancora segnato dalle ferite e dall’intervento chirurgico, ma la sua determinazione è ancora fortemente leggibile nel suo giovane sguardo. Nel luglio scorso, in un appassionato discorso  fatto all’Assemblea dei giovani delle Nazioni Unite, Malala ha espresso così l’essenza delle sue convinzioni: ”Cari fratelli e sorelle, non dobbiamo dimenticare che milioni di persone soffrono per ignoranza, povertà e ingiustizia. Non dobbiamo dimenticare che milioni di persone non hanno scuola. Lasciateci intraprendere dunque una lotta globale contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo e lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.”

Parole che certamente non sono piaciute ai talebani, i quali,  dopo la notizia dell’assegnazione del premio Sacharov, hanno già lanciato contro di lei nuove minacce di morte. Perché Malala non è diventata soltanto un simbolo per la difesa dei diritti fondamentali, ma anche una voce  per quella parte di Pakistan che, molto discretamente, si oppone alla deriva talebana e fondamentalista e spera nella democrazia.

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