Il Cancelliere tedesco alla festa dell’Europa

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Le elezioni per il Parlamento europeo saranno solo fra un anno, ma le grandi manovre di avvicinamento sono già cominciate da tempo, come stanno dimostrando incontri bilaterali tra i vertici dei governi UE (per l’Italia con Austria e Repubblica ceca dopo quelli con la Polonia) e le tensioni che in questi ultimi giorni hanno segnato i rapporti tra Francia e Spagna da una parte e Italia dall’altra.

A livello più propriamente comunitario va segnalato l’intervento al Parlamento europeo, in occasione della festa dell’Europa il 9 marzo, del Cancelliere tedesco Olaf Scholz, con un discorso molto atteso nel clima di una competizione elettorale europea ormai avviata e dopo le iniziative del presidente francese, Emmanuel Macron, in favore di un rilancio del processo di integrazione comunitaria.

Non è nella personalità del Cancelliere tedesco riuscire particolarmente incisivo, schiacciato non poco dal ricordo della leadership pluriennale di Angela Merkel la cui autorevolezza si imponeva all’attenzione di tutti. Non stupisce quindi che i commenti degli osservatori politici abbiano registrato una relativa delusione, tenuto conto anche del momento storico che l’Unione sta vivendo, in particolare alle prese con la guerra della Russia all’Ucraina, cui rispondere con un maggiore protagonismo europeo, che dal Cancelliere tedesco era giusto aspettarsi.

Non che per questo il discorso tenuto a Strasburgo non abbia affrontato temi importanti, cominciando col fare memoria della storia dell’Unione come risposta all’imperialismo e ai nazionalismi responsabili di guerre passate e presenti. La lezione da trarne è che bisogna proseguire sulla strada dell’integrazione fondando un’Europa geopolitica – come già aveva anticipato Ursula von der Leyen al momento della sua investitura – allargandone il perimetro, ma anche riformandola.

Questo significa anche sviluppare una “cooperazione stretta tra l’Unione e la NATO” e sapere che  “L’Europa deve anche far fronte nella competizione internazionale alle altre grandi potenze. Questo significa che gli Stati Uniti restano l’alleato più importante dell’Europa”, senza però dimenticare che la “nostra relazione con la Cina è correttamente descritta dal trittico ‘partner, concorrente, rivale sistemico’, anche se la rivalità e la concorrenza sono senza dubbio aumentate”. A voler essere maliziosi un colpo al cerchio e uno alla botte, ma anche orientamenti non proprio in linea con quelli recentemente espressi da Macron, in particolare a proposito dell’alleanza transatlantica.

In questo quadro l’Europa deve farsi carico dei “Paesi del sud globale”, in particolare per la sicurezza alimentare e la lotta contro la povertà, mantenendo “le promesse che abbiamo fatto sulla protezione internazionale del clima e dell’ambiente”.

Si tratta di sfide da affrontare in futuro con un’Europa allargata ai “paesi dei Balcani occidentali, all’Ucraina, alla Moldavia e in prospettiva anche alla Georgia”, ma per riuscire in questa impresa l’Unione deve essere riformata, ponendo attenzione alle proposte del Parlamento europeo e sciogliendo il nodo del voto all’unanimità, con “più decisioni del Consiglio con la maggioranza qualificata in politica estera e fiscale” e vegliando al rispetto dei principi democratici e dello Stato di diritto. Hanno già fatto eco a queste parole l’impegno assunto da un gruppo importante di Paesi UE, tra questi i fondatori delle prime Comunità europee, in favore del passaggio al voto a maggioranza qualificata.

Non è mancato nel discorso di Scholz un passaggio sul tema dei migranti, con l’invito a trovare un accordo sulla riforma del diritto d’asilo prima delle prossime elezioni europee, per poi concludere con una imbarazzante citazione di Oscar Wilde per il quale “Il futuro appartiene a chi ne intravede le potenzialità prima che queste diventino evidenti”. 

Come se queste potenzialità non fossero già evidenti nell’agenda politica europea da anni.

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