Il bisogno di dialogo

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ey2008.pngLa Commissione europea ha dato il via, lo scorso 4 dicembre, alla campagna di comunicazione sull’Anno europeo del dialogo interculturale 2008, con un evento mediatico che ha visto intervenire gli «ambasciatori europei del dialogo interculturale», personalità   di primo piano della cultura europea ma non solo (come il brasiliano Paulo Coelho), davanti alla stampa europea e agli allievi di alcune scuole di Bruxelles particolarmente multietniche.
L’Anno europeo del dialogo interculturale sarà   ufficialmente lanciato a Lubiana nel gennaio 2008, ma ha già   cominciato a muovere i primi passi, in particolare attraverso la tessitura di una rete di collegamento fra le organizzazioni europee che, a vario titolo, si occupano di dialogo interculturale.
Idea inizialmente espressa da Jà ¡n Figel’ al momento della sua audizione davanti al Parlamento europeo come commissario europeo candidato alla Cultura, l’Anno era stato l’oggetto di una proposta della Commissione europea nel 2005, approvata in via definitiva da Consiglio e Parlamento a fine 2006.
L’Anno del dialogo interculturale risponde alla necessità   di passare dalla constatazione di una realtà   europea (la multiculturalità  ) all’azione (interculturale). Sebbene fin dalle sue origini l’Europa si sia dovuta confrontare con le differenze culturali presenti sul suo territorio (il motto dell’UE è proprio «Unita nella diversità  »), è soprattutto negli ultimi anni che il suo carattere multiculturale si è andato sempre più espandendo, a seguito di fenomeni come l’allargamento, la maggiore mobilità   possibile nel mercato unico, i flussi migratori e più in generale il processo di globalizzazione. Ma mentre la multiculturalità   riguarda semplicemente la convivenza sul suolo europeo di individui e gruppi appartenenti a culture, religioni, lingue ed etnie diverse, l’approccio interculturale implica che questi individui e gruppi costruiscano dei legami fra di loro e si arricchiscano reciprocamente nella consapevolezza della propria interdipendenza.
Il dialogo interculturale è già   parte integrante delle azioni dell’Unione europea in ambito culturale, educativo e sociale, nella sua politica giovanile così come in quella di coesione e nelle relazioni esterne. Tuttavia, l’iniziativa di consacrare un anno intero al tema, così come è stato nel 2007 per le pari opportunità  , risponde all’esigenza di fare del dialogo interculturale «una priorità   visibile e duratura» dell’Unione europea.
L’obiettivo principale dell’Anno europeo è quindi promuovere un dialogo interculturale più approfondito e più strutturato rispetto alle molteplici iniziative avviate fino a questo momento, in particolare attraverso: un maggior coinvolgimento della società   civile; la sensibilizzazione dei cittadini europei e di tutti coloro che vivono in territorio europeo (in particolare i giovani) sull’importanza del dialogo interculturale nella loro vita quotidiana; la promozione di valori come la diversità   culturale, la tolleranza, il rispetto e il dialogo al di fuori dello spazio europeo.
Per il 2008, quindi, l’impegno dell’UE è doppio: politico, con il rafforzamento della dimensione interculturale di tutti i programmi europei (in particolare nei settori di Cultura, Educazione, Gioventù e Cittadinanza, ma anche di Relazioni Esterne e Politica di Vicinato) e finanziario, con il sostegno alle varie attività   previste dall’Anno. Su un budget totale di 10 milioni di euro (nettamente inferiore rispetto a quello per l’Anno delle pari opportunità   2007, di 15 milioni), il 30% delle spese è consacrato a sette progetti transeuropei «di eccellenza», un altro 30% a 27 progetti nazionali cofinanziati dagli Stati membri e il restante 40% alle azioni dell’UE, ossia principalmente una campagna di informazione su vasta scala, studi e indagini statistiche sull’interculturalità  .
Fra i progetti «di eccellenza» finanziati a livello europeo, ritroviamo due capofila italiani: Radio Popolare di Milano per «Intercultural Dialogue Radio Campaign», una campagna di informazione radiofonica, e l’Associazione Culturale Babelmed di Roma, per «Accomodating others: borders, identities and cultures in Europe», un progetto di ricerca e di riflessione a cui partecipa anche l’Istituto Paralleli di Torino.
Al di là   delle dichiarazioni di principio, una tale struttura rischia di ridurre il margine di partecipazione diretta dei soggetti della società   civile, a cui viene richiesta solidità   finanziaria ed esperienza nel campo dei progetti europei. Le piccole realtà   possono perಠapprofittare dell’Anno europeo proprio per scambiare esperienze e buone pratiche ed estendere la propria rete di contatti: a questo scopo è stata creata la sezione partner del sito web ufficiale, che ospita già   più di 500 profili di individui e organizzazioni che si occupano di dialogo interculturale.
L’Italia, che ha reso noto in questi giorni la sua strategia nazionale, ha scelto di affidarne l’attuazione al ministero della Cultura, malgrado che nel nostro Paese le iniziative di carattere interculturale provengano piuttosto da quello della Pubblica Istruzione.
La cronaca di questi ultimi tempi ha perಠpalesato l’intolleranza per il «diverso» presente nella società   italiana, malcelata da vari «intellettuali» e cosiddetti «imprenditori politici del razzismo» che hanno smantellato il pregiudizio nazionale solo per sostituirlo con quello etnico («il problema non sono i rumeni, ma i rom»). In questo contesto, è legittimo chiedere allo stesso governo che pubblica un’impeccabile strategia nazionale per l’Anno europeo del dialogo interculturale un atto di coerenza politica, ovvero non aprire la strada alla legittimazione di ragionamenti e comportamenti razzisti?
Il fatto che l’Europa intera sia in preda a fiammate razziste e xenofobe non ci deve consolare, ma dimostra che mai come in questo momento c’è bisogno di dialogo.

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