I nodi del mondo nel 2017

Le preoccupazioni che hanno attraversato l’anno che se ne va si ritroveranno purtroppo d’attualità anche nel 2018, proprio a sottolineare il carattere a lungo termine delle sfide che il mondo deve affrontare.

L’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump ha segnato il 2017 per la svolta politica impressa agli Stati Uniti, dove la dottrina dell‘”America first”, ha rimesso in discussione alcuni punti fermi di politica internazionale e ha dato uno scossone pericoloso al multilateralismo.

In primo luogo va sottolineato il ritiro degli Stati Uniti dall’ Accordo sul clima sottoscritto a Parigi nel dicembre 2015. L’accordo si basa  prevalentemente sull’impegno dei Paesi grandi inquinatori per ridurre le emissioni di gas serra, ritenuti responsabili dei cambiamenti climatici e delle conseguenti catastrofi che affliggono il Pianeta. Gli Stati Uniti, secondi produttori di CO2 dopo la Cina, non solo vengono meno all’impegno sottoscritto di riduzione delle proprie emissioni, ma potrebbero trascinare altri Paesi a ritirarsi a loro volta. Viste le condizioni in cui versa il Pianeta, si tratta di una prospettiva tutt’altro che rassicurante.

In tema di pace, oltre alle guerre e alle turbolenze  che si consumano, in particolare, in Medio Oriente, il 2017 ha riportato in primo piano l’urgenza e l’importanza di attivare e sviluppare tutti gli strumenti necessari per contrastare il pericolo della proliferazione nucleare. La paura del mondo per un possibile conflitto nucleare si è concentrata quest’anno sulle minacce lanciate dalla Corea del Nord e sulle bellicose risposte del Presidente degli Stati Uniti. Una situazione pericolosa e imprevedibile che dovrà essere affrontata nel 2018 con una forte mediazione diplomatica e con il coinvolgimento dei principali attori regionali e globali, in primo luogo con la Cina, con la Corea del Sud, con la Russia, con il Giappone e, se saprà cogliere questa importante occasione, anche con l’Europa.

Un altro tema di lunga durata affrontato con maggiore concretezza nel 2017 è il rapporto fra Africa e Europa. A fine novembre un Vertice fra i leader dei due Continenti ha tracciato le linee guida politiche e gli impegni finanziari per affrontare l’evoluzione demografica africana, le questioni di sicurezza e pace, lo sviluppo sostenibile e le migrazioni verso l’Europa. Un insieme di problemi che hanno un impatto visibile sull’Europa stessa, sulle sue politiche e i suoi valori, sulla tenuta di un progetto solidale e sociale minacciato da nuovi nazionalismi e populismi. Il punto più sensibile nello sviluppo di nuove politiche di cooperazione si situa tuttavia sull’affidamento sempre più concreto, da parte europea, del controllo alle frontiere africane dei flussi migratori, con gravi incertezze sul rispetto dei diritti dell’uomo e delle regole internazionali di accoglienza e di asilo.

Ed infine, il 2017 ha confermato l’emergere di nuovi attori sempre più importanti sullo scacchiere internazionale. L’ambigua politica internazionale di Trump, gli spazi lasciati vuoti dall’utilitarismo dell’”America first”, ma anche la strutturale debolezza dell’Europa come attore globale, hanno messo in evidenza il crescente protagonismo politico della Russia e il rafforzamento della potenza economica della Cina.

Per quanto riguarda, in particolare, la Russia, nostra diretta vicina di casa, basta leggere sul lungo periodo gli sforzi militari e diplomatici messi in campo in Medio Oriente, in particolare in Siria a fianco del dittatore Bachar al Assad, dell’Iran e della Turchia. Sforzi che disegnano nuove alleanze, nuovi conflitti di potere e influenze che van ben oltre i confini della regione.  Lo stesso protagonismo si manifesta ai confini orientali dell’Europa, in Ucraina e in quei Paesi una volta parte dell’ex impero sovietico, svelando sempre più la volontà del Presidente russo Putin, che si presenterà alle prossime elezioni presidenziali del 2018,  di riaffermare gli interessi nazionali russi sia al livello europeo che a livello globale. Una politica che interpella, in particolare, l’Europa e la NATO su temi che, si spera, verranno affrontati con cooperazione e dialogo.

Il 2018 sarà quindi un anno in cui si profilano nuove e vecchie sfide che hanno già attraversato il 2017, con la speranza forte che a vincere sarà la pace, la scurezza, la giustizia e migliori condizioni di vita per i cittadini del mondo.

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