Guerra in Ucraina: la storia passa da Bruxelles

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Sempre si può dire che sta passando la storia, segnando la nostra vita presente e preparando quella futura. La settimana scorsa a Bruxelles la storia è passata con particolare intensità, anche se ancora non sappiamo con quali reali conseguenze, in occasione di tre Vertici internazionali che, nel giro di due giorni, ha cumulato eventi importanti.
Si è cominciato con la Nato, per proseguire con il G7 dei Paesi più sviluppati e concludendo con un inedito Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo che, per la prima volta, ha accolto un ospite d’onore nella persona del Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che già aveva guidato i due incontri precedenti.
Il messaggio al mondo era chiaro: le democrazie dell’Occidente si sono volute mostrare compatte contro le autocrazie del mondo, non solo la Russia, che insieme detengono un terzo della ricchezza mondiale e minacciano i nostri valori, le nostre libertà e il diritto internazionale.
Nel merito dei temi trattati non c’è molto da segnalare di nuovo nonostante la densità dell’ordine del giorno. Sul versante dell’aggressione russa contro l’Ucraina sono stati ribaditi gli impegni per la sicurezza dei civili, sono state confermate le sanzioni con l’annuncio di ulteriori rafforzamenti, accompagnandole con un sostegno dell’UE alle persone in fuga dalla guerra grazie ad una rapida mobilitazione di finanziamenti comunitari a favore dei rifugiati e di chi li ospita.
Altrettanto impegnativa ma più problematica la volontà di affrontare insieme il problema energetico (come peraltro prevede l’art. 194 del Trattato di Lisbona, ponendovi vincoli non da poco con il ricorso al voto all’unanimità), convenendo di “affrancarsi gradualmente, quanto prima, dalla dipendenza dalle importazioni di gas, petrolio e carbone russi”, una formulazione che lascia trasparire le non poche divergenze europee in materia e lontana un’intesa europea.
In materia di difesa e sicurezza comune il confronto ha portato, tra l’altro, sulla collaborazione con la Nato e sugli investimenti e sugli strumenti di finanziamento per rafforzare la spesa militare e non si è tralasciato di discutere sulle modalità per costruire una base economica più solida, in particolare “attraverso la riduzione delle dipendenze strategiche in settori sensibili quali le materie prime critiche, i semiconduttori, la salute, il digitale e i prodotti alimentari”.
All’ordine del giorno anche una valutazione circa gli interventi di lotta al Covid e la prospettiva, nel quadro di un rafforzamento della cooperazione internazionale in materia di governance sanitaria globale e solidarietà, di definire un futuro trattato internazionale sulla prevenzione e preparazione in materia di pandemie.
Sono stati apprezzabili i tentativi ad Occidente di coordinarsi e mostrare compattezza in questo momento drammatico della storia, anche se resta ancora in parte di attualità il titolo del romanzo di Enrique Maria Remarque: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”.
Come si vede, non erano i problemi che mancavano sul tavolo dei leader dell’Occidente democratico, né le difficoltà a trovare intese complesse, rispettando le diverse opzioni in presenza: cosa non facile quando non si è un’autocrazia come la Russia o la Cina.
E a proposito di quest’ultima può essere interessante segnalare che il prossimo 1° aprile è in programma un Vertice UE-Cina, che nella congiuntura politica che viviamo non sarà certo privo di interesse.

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