Gli U2 per l’Ue

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Viviamo tempi sorprendenti un po’ ovunque, nella politica in particolare. Sbucano dal nulla, o quasi, personaggi inattesi che si candidano a governare grandi Paesi, come gli USA o il Brasile, o medi Stati come le Filippine o la stessa Italia. Appaiono incerti sulla scena politica europea leader come Angela Merkel, Emmanuel Macron o Theresa May, scompaiono dietro le quinte dignitosi ex-governanti come accaduto recentemente in Francia e in Italia mentre salgono alla ribalta personalità forti come quella di Papa Francesco o premi Nobel sconosciuti ai più.
E mentre la politica europea è avvolta nella nebbia della prudenza e del rinvio di decisioni urgenti, come nel caso dei migranti e di Brexit, abbiamo visto salire sul palco a sventolare la bandiera europea e a chiedere più coraggio all’UE la band rock degli U2, con la voce del loro leader Bono.
Sarà che Bono – al secolo Paul David Hewson – è irlandese, nato a Dublino, e ha visto da vicino le tragedie del secolo scorso nell’Irlanda del Nord; sarà che è figlio di padre cattolico e di mamma protestante oppure sarà che ha da sempre militato per cause di solidarietà umanitaria, alla fine non stupisce più di tanto che nei giorni scorsi abbia, nel suo concerto a Milano, fatta propria la causa dell’Europa proprio mentre esitano a rilanciarla i leader politici europei.
Dovendolo schierare da qualche parte non viene da collocare Bono nell’uno o nell’altro ammaccato partito europeista, ma più banalmente in quella società civile europea che sembra uscire dal dormiveglia al suono dell’allarme lanciato dai rischi che corre sul continente una convivenza pacifica conquistata dopo secoli di guerre e una democrazia cresciuta con gli anni ma ancora molto fragile.
Nel suo intervento alla vigilia del concerto di Milano, il popolare cantante rock Bono ha formulato un appello a “più Europa” che potrebbe già essere un manifesto in vista delle future elezioni del Parlamento europeo del maggio prossimo. Ne abbiamo segnalato il testo integrale sul sito di APICE, ma alcuni passaggi meritano di essere messi in evidenza. Per esempio quando Bono parla di questa Europa “che a lungo ha suscitato sbadigli e oggi provoca aspre e accese discussioni… malgrado che negli ultimi 50 anni non vi sia stato posto migliore in cui nascere dell’Europa stessa. Sebbene si debba lavorare molto più duramente per estendere i vantaggi del benessere, gli europei sono più istruiti, più al riparo dagli abusi delle grandi multinazionali e, rispetto alle persone che vivono in ogni altra regione del mondo, conducono una vita migliore, più lunga, più sana e in generale più felice”.E dopo aver ricordato le vicende della sua Irlanda e di quella vicina del nord, Bono attira l’attenzione sui rischi di risorgenti nazionalismi e sul dovere di non rinunciare ai “nostri valori e alle nostre aspirazioni’ …perché su quella idea di Europa vale la pena scrivere canzoni e sventolare grandi e sgargianti bandiere blu”. Quella a dodici stelle naturalmente, che tutte le altre bandiere comprende, bandiere nazionali  che non sarà un giorno più necessario piantare su frontiere e reticolati, come avverrà per quel “ragazzo dell’Europa”, cantato da un’altra grande interprete rock, Gianna Nannini. Il ragazzo dell’Europa che ha “lasciato Madrid” e non ritorna “a Varsavia per non fare il soldato e ora vive in mezzo a una sfida per le vie di Colonia” perché “tu ragazzo dell’Europa, tu non pianti mai bandiera… e trovi sempre un passaggio per andare più in là, viaggi con quell’aria precaria, sembri quasi un poeta dentro ai tuoi boulevard…”. Un ragazzo dell’Europa che assomiglia come una goccia d’acqua alla nostra Europa di oggi.

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