Gli europei e la loro Europa

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Che cosa pensano oggi, dentro una crisi finanziaria e economica che non finisce di finire, i cittadini europei dell’UE, delle sue politiche e della sua moneta unica? Che cosa temono maggiormente per il loro futuro e quale Unione Europea ritengono o si augurano che emerga dalla crisi?

Sull’argomento si moltiplicano i sondaggi: alcuni già mirati all’orizzonte 2014 quando ci saranno le prossime elezioni europee, sulle quali pesa la minaccia di un astensionismo in ulteriore crescita; altri che ripercorrono la traiettoria del consenso alla costruzione europea nell’ultimo quarto di secolo.

Per una visione meno concitata dell’opinione pubblica europea, forse è meglio proprio partire da questi ultimi che consentono una lettura meno affannata dei dati odierni, caratterizzati da prevalenti segni negativi.

E così scopriamo subito che, anche in tempi meno drammatici di quelli che stiamo vivendo, tra cittadini ed Europa non è sempre stato un idillio.

Le cose sono andate particolarmente bene tra il 1985 e il 1991, non a caso un periodo di forte protagonismo europeo con la creazione del Mercato unico e l’evento del crollo del Muro di Berlino che molte speranze alimentò sul futuro dell’Europa. Tra la primavera del 1991 e quella del 1997 si assiste a un declino contenuto del consenso. Siamo all’indomani del Trattato di Maastricht, l’Europa si prepara all’adozione dell’euro e accoglie tre nuovi Paesi (Austria, Finlandia e Svezia), che fin da subito sembrano a disagio nell’Unione. Il decennio 1997-2007 registra una leggera ripresa, molto differenziata a seconda dei Paesi e, dal 2008 a oggi, la crisi abbatte significativamente l’apprezzamento dei cittadini europei nei confronti dell’UE.

Sullo sfondo di queste evoluzioni sembra però resistere, secondo gli osservatori, “la chiara coscienza di un cemento storico e culturale europeo e di valori comuni forti”. In altre parole: la percezione di un cantiere in costruzione che alterna periodi di stanca e momenti di slancio ma che stenta a raccontarsi ai cittadini, esponendoli di volta in volta a momenti di delusione ad altri di speranza, se non proprio di entusiasmo.

Oggi questa percezione sembra vivere una stagione nuova e a tratti contraddittoria: la crisi da una parte rinvia ombre pesanti su questa Europa incapace di dare risposte concrete e coordinarsi nelle sue politiche; dall’altra si registra una domanda di “più Europa”, salvo poi non riuscire a spiegare più di tanto quella di cui avremmo bisogno. Ne fa le spese l’euro,  il progetto politico più “federale”, accusato delle “zoppie” di questa Unione disunita, dotata di strumenti di politica monetaria – la Banca Centrale Europea (BCE), in particolare, guardata con grandi speranze – ma priva di un governo economico e guidata da una leadership politica debole e troppo ossessionata dalle scadenze elettorali nazionali immediate. La somma di queste assenze sta generando forti dinamiche populiste condite di euroscetticismo e tentate da involuzioni nazionaliste.

Le preoccupazioni dei cittadini, come prevedibile, si concentrano sulla crisi economica: sono relativamente poco acute  nei Paesi del nord Europa (Germania, Svezia, Lussemburgo), ma lo sono molto nella periferia sud (Grecia, Portogallo, Spagna e Italia). Complessivamente, sul podio dei timori dei cittadini europei lo spettro della disoccupazione (46%), la situazione economica (35%), l’inflazione (24%). Sorprendentemente preoccupa molto di meno il futuro del welfare (12%) e le pensioni (9%). Gli italiani condividono le preoccupazioni dei cittadini europei, salvo poi collocare in terza posizione – praticamente il solo Paese tra i 27 – l’aumento delle imposte (29% contro il 9% della media europea) e segnalarsi tra i più critici nei confronti dell’euro.

Alla fine, tra mille esitazioni e critiche, da rilevare comunque l’esistenza di un’onda lunga di speranza: otto europei su dieci si augurano che gli Stati membri dell’UE cooperino maggiormente tra loro e oltre la metà dei cittadini ritiene che l’UE uscirà dalla crisi economica rafforzata nel lungo termine. Speriamo.

1 COMMENTO

  1. Sono uno di quegli Europei che si augurano al più presto gli Stati Uniti d’Europa, e mi sembra inevitabile che questi siano innanzitutto i paesi dell’euro: ma come la mettiamo con l’attuale Unione Europea?

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