Gli egoismi nazionali, una minaccia per la pace anche per l’Unione Europea

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I migranti che approdano in Europa provengono da Paesi in guerra alla ricerca di una terra di pace che li possa accogliere. Quando, a prezzo di enormi rischi e depredati dai nuovi “schiavisti”, riescono a raggiungere il nostro continente impattano duramente con un’Unione Europea che si vanta di aver salvaguardato la pace sulle nostre terre e di avere per questo ottenuto nel 2012 il Nobel per la pace.

Un vanto per molti aspetti senza fondamento. Perché se è vero che i Paesi che oggi compongono l’UE, ad eccezione della Croazia, non conoscono conflitti armati da ormai settant’anni, è anche altrettanto vero che la guerra è avvampata agli immediati confini dell’UE, come all’inizio degli anni ’90 nella ex-Jugoslavia e sta ancora incubando in Ucraina, senza dimenticare i conflitti innescati in epoca coloniale nel Mediterraneo e in Africa.

Oggi, con il moltiplicarsi di conflitti armati alle frontiere dell’UE, dal Medio Oriente all’Africa, e mentre l’ossessione di molti in Europa sembra essere solo quella della sicurezza, torna urgente l’interrogativo sulle prospettive per la pace nell’UE. D’altra parte sicurezza e pace sono due facce di uno stesso problema, un intreccio dal qual dipende il futuro di tutti noi, in tutto il mondo.

È anche la mancanza di sicurezza, civile ed economica, che genera gli imponenti flussi migratori della nostra epoca e le paure che provoca il ‘diverso’ tra di noi. Ed è ancora in nome della sicurezza che i Paesi dell’UE alzano inutili barriere ai nostri confini, invece di contribuire ad alimentare sicurezza e sviluppo equo nel resto del mondo.

La pace in Europa è oggi minacciata non solo dall’esterno, ma anche all’interno dagli egoismi nostri e dei nostri Paesi e dai risorgenti nazionalismi che tante tragedie hanno provocato in un recente passato sul nostro continente che molti si illudono al riparo dalla guerra.

Il Consiglio europeo straordinario di Bruxelles del 23 aprile non ha contribuito molto a rassicurarci. Le decisioni e gli orientamenti molto “ordinari” adottati restano lontani dalla risposta necessaria ad una crisi straordinaria che non è solo quella dei barconi nel Mediterraneo, ma anche quella delle condizioni economiche e politiche dei Paesi dell’Africa settentrionale e della crescente “disunione” dell’Unione Europea, alimentata dagli egoismi dei suoi governanti e di molti dei suoi cittadini.

Si tratta di crisi che si intrecciano tra di loro e che, oltre provocare morti e violenza, aggravano i mali dell’UE, la sopravvivenza del suo progetto originario e proiettano ombre scure sulla salute della sua democrazia. Gli sforzi apprezzabili del governo italiano hanno dato risultati modesti: il rafforzamento di risorse per le missioni di pattugliamento (rimaste però immutate nei loro mandati) di Triton e Poseidon, un avvio di coordinamento tra alcuni Paesi disponibili, ma nessuna decisione sulla distribuzione dei rifugiati tra i Paesi UE e ancor meno su un’azione mirata per fermare i barconi, tema sensibile affidato all’elaborazione di una proposta da parte della Mogherini, l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea, che passerà alla storia se riuscirà a venirne a capo, nello slalom tra i Paesi UE, l’ONU e, forse, la NATO.

Conferma questa ennesima dimostrazione di impotenza dell’UE la dichiarazione indecente di David Cameron che offre la sua solidarietà all’Italia a condizione che non gli faccia arrivare a casa sua i rifugiati, perché lì dove approdano – quando ci riescono – lì devono restare. Deve essere stato a scuola di Salvini, come lui sta cercando di capitalizzare le paure dei suoi cittadini in vista delle prossime elezioni: quelle politiche il 7 maggio in Gran Bretagna e quelle regionali in Italia a fine maggio. Può sembrare paradossale, ma potrebbe anche capitare che inesorabilmente le democrazie deperiscano in occasione di appuntamenti elettorali, se la società civile non riprende l’iniziativa per ricostruire una democrazia partecipativa dal basso. Per salvare, con la democrazia, anche la pace.

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