Germania-Francia: prove di matrimonio

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Ci sono matrimoni d’amore e matrimoni di interesse, senza escludere possibili contaminazioni tra gli uni e gli altri.

Come catalogare quello tra Germania e Francia è operazione difficile. Se si guarda ai tempi lunghi della storia, ripercorrendola fino alla prima metà del secolo scorso, i due Paesi non possono certo dire: “ci siamo molto amati”.

Meglio le cose sono andate in questi ultimi 60 anni, a partire dalla dichiarazione Schuman del 1950: “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l’azione intrapresa deve concernere in prima linea Francia e Germania”.

Si tratta di un messaggio chiaro che ha tenuto a battesimo la nascita della Comunità europea negli anni ’50: rilanciato all’indomani della caduta del Muro di Berlino e dell’unificazione tedesca, a cavallo degli anni ’90, oggi sembra riproposto da un avvio di intesa tra la Cancelliera Angela Merkel e il Presidente francese François Hollande, facendo ancora perno su quelle due parole-chiave: “unione” e “solidarietà”.

Resta da vedere come le due parti interpretino queste parole e quanto le due si saldino tra di loro. E qui l’esercizio interpretativo è ad alto rischio, perché di quelle due parole si riempiono la bocca in molti, spesso senza dire che cosa contengano concretamente.

Nella memoria della Francia restano le guerre, i timori sollevati nel 1990 dall’unificazione tedesca e, oggi, con l’incubo di un’economia e di conti pubblici in difficoltà; nelle prospettive della Germania prende invece forza l’occasione di giocare un ruolo preminente nel continente e nelle relazioni con il resto del mondo, come è apparso chiaro nel recente dialogo con la Cina.

Sono un ricordo gli equilibri che avevano ispirato l’asse franco-tedesco al quale si deve molto della costruzione europea: oggi l’asimmetria tra i due Paesi è evidente e anche solidarietà e unione rischiano di essere declinate molto diversamente da una parte e dall’altra del Reno.

Dopo avere alimentato, negli ultimi mesi, non poche tensioni con la Germania del rigore, rivendicando sostegno alla crescita, Hollande incalza la Merkel con la proposta di accelerare subito il rilancio di un governo economico dell’eurozona, per arrivare nel 2015 all’unione politica. Nel suo ultimo incontro con la Cancelliera, il Presidente francese ha incassato un primo accordo di principio per un coordinamento delle politiche economiche e sociali in materia di mercato del lavoro, inclusione sociale, pensioni, fiscalità e sistemi di formazione. Potrebbe essere un buon viatico in vista del Consiglio europeo di fine giugno per il quale Francia e Germania – per ora senza l’Italia – lavorano a una proposta comune in materia di occupazione.

Su queste buone intenzioni pesa in Francia il “dogma” della sovranità nazionale, chiaramente emerso nei giorni scorsi nelle aspre dichiarazioni di Hollande contro le raccomandazioni della Commissione europea, che pure aveva accordato alla Francia una deroga di due anni per rientrare dal suo attuale deficit eccessivo. Una posizione confermata recentemente, in un’intervista al Corriere della Sera, dal suo Primo ministro secondo il quale “l’Europa federale non è una soluzione”: una dichiarazione che stride con la visione tedesca di unione politica.

È ancora presto per dire che siamo alla vigilia di un’intesa tra Francia e Germania e che si sono spente le tensioni di questi ultimi mesi tra i due Paesi: molti segnali dicono quanto sia ancora largo il Reno per raggiungere, da entrambe le parti, una “solidarietà di fatto” e una nuova “unione delle nazioni”, come sperava Schuman.

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