Elezioni nell’UE in vista del 26 maggio

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Non c’è bisogno di aspettare la notte del 26 maggio per cominciare a capire qualcosa dell’esito delle imminenti elezioni per il Parlamento europeo.

Non solo perché da tempo circolano i risultati di sondaggi europei – relativamente convergenti anche se da prendere con cautela – ma soprattutto perché tre elezioni nazionali in questi ultimi due mesi hanno già mandato segnali interessanti.

Ha cominciato la Slovacchia, con l’elezione il 30 marzo alla Presidenza della Repubblica, Suzanna Caputova, la prima donna ad accedere a quella responsabilità. Una novità accompagnata dalla sorpresa di vedere alla Presidenza in Slovacchia un profilo europeista ed ecologista, in controtendenza per un Paese del Gruppo di Visegrad, tradizionalmente orientato a ostacolare il processo di integrazione europea. Si è trattato di un chiaro successo dell’ala progressista, anche se temperato da una forte astensione al voto.

Il 14 aprile è toccato alla Finlandia, dove le elezioni legislative hanno registrato il successo, di stretta misura, dei social-democratici sui nazional-populisti dei “Veri finlandesi”, con una caduta del partito di centro che guidava il governo. Si è trattato di un risultato che, se ha dato una spinta verso sinistra, non ha frenato il rafforzamento dei sovranisti, possibili futuri alleati della Lega italiana nel Parlamento europeo.

Resta che delle tre consultazioni elettorali nazionali recenti la più importante, per numero di elettori, partecipazione al voto e risultati è stata certamente quella della Spagna il 28 aprile. 

Si sono recati alle urne quasi il 76% degli aventi diritto, con un incremento del 10% rispetto alle elezioni del 2016, accordando una netta vittoria al Partito socialista al governo, senza tuttavia rendere facile la formazione di una maggioranza in un Paese che vive da tempo un’irrisolta instabilità politica. In questo contesto sarà importante la ricerca di una soluzione per la vicenda della Catalogna, dove una forte affluenza al voto ha confermato la volontà di un’autonomia più temperata rispetto alla rivendicazione di indipendenza. Anche in Spagna, come in Finlandia, hanno perso terreno le forze centriste a spese delle ali estreme, rispetto ai buoni risultati della sinistra plurale che potrebbe essere il perno della futura maggioranza.

In controtendenza rispetto a questi risultati è bene non sottovalutare quanto sta avvenendo in Estonia dove, dopo le elezioni del 3 marzo scorso, l’estrema destra è stata chiamata dal partito di centro a occupare nel governo posti importanti come quello del ministero degli interni, con qualche analogia con quanto già accaduto in Austria e in Italia.

E’ troppo presto per proiettare questi risultati sulla composizione del futuro emiciclo di Strasburgo, anche se gli esiti di queste elezioni nazionali sembrano convergere con i sondaggi europei che non prevedono grandi sconvolgimenti per gli equilibri politici complessivi del futuro Parlamento europeo dove, a fronte di un possibile significativo rafforzamento dei movimenti sovranisti e dell’estrema destra, dovrebbe restare ancora larga la probabile maggioranza della famiglie politiche europeiste. 

Senza tuttavia dimenticare che all’interno dei due schieramenti in competizione le posizioni sono diversificate, anche se meno tra gli europeisti che non tra i sovranisti, in inevitabile conflitto di interessi nazionali tra di loro e che al di fuori di questi due schieramenti si profila una zona grigia di forze che avranno qualche difficoltà a costituire un gruppo politico, come potrebbe accadere per il Movimento Cinque stelle. 

E senza contare che nel nelle quattro settimane che ci separano dalle elezioni molte cose potrebbero ancora accadere. 

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