E la battaglia in Europa continua

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La battaglia elettorale è appena terminata – in Italia forse appena sospesa – e già si apre un nuovo fronte, come era previsto, anche se con qualche sorpresa.

La sorpresa, oltre l’incremento della partecipazione al voto, per qualcuno è stata il mancato successo dei sovranisti, con un bottino attorno a un quarto dei consensi espressi, e la buona tenuta della famiglia politica degli europeisti, non senza qualche importante smottamento al loro interno, riequilibrato dal successo di liberali e Verdi.

Si apre adesso la contesa per occupare la cabina di comando dell’Unione Europea per i prossimi cinque anni, cominciando dalla Presidenza del Parlamento, proseguendo con quella della Commissione europea e del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo, per terminare a novembre con la Presidenza della Banca centrale europea.

I primi a non voler perdere tempo, almeno per una volta, sono stati martedì i Capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles in un Vertice informale per una prima valutazione del voto e per sondare quali potrebbero essere i candidati alla guida delle Istituzioni comunitarie.

Sembra di capire che, diversamente da quando avvenne nel 2014, non sarà automaticamente il capofila del primo gruppo politico vittorioso, il grigio Manfred Weber del Partito popolare europeo, a diventare Presidente della Commissione. Troppo debole il profilo del candidato tedesco, indebolito dal risultato elettorale del suo partito e mutati i rapporti di forza nella futura maggioranza dove i liberali alzeranno il prezzo e i Verdi, se ne faranno parte, tenteranno di rompere i giochi del passato.

Un nome nuovo sembra farsi strada, quella di una donna, la liberale danese Margrethe Vestager, oggi grintoso Commissario alla concorrenza, in competizione al centro con il francese Michel Barnier (se riesce a liberarsi dalla grana Brexit) e a sinistra con il socialista olandese Frans Timmermans. Ma la lista non finisce qui, anche perché c’è qualcuno che tiene d’occhio i possibili movimenti di Angela Merkel in uscita dalla Cancelleria a Berlino, se non verso la Commissione magari verso la Presidenza del Consiglio europeo, magari nella seconda parte del mandato.

Troppo presto per dire chi potrebbe vincere in questa competizione, ma già sono chiari i segnali per chi da questa competizione rischia di uscire sconfitto. Non è difficile individuarlo. Basta cercare nello schieramento degli sconfitti in Parlamento, tra i sovranisti e tra questi, il vincitore in Italia ma debole e isolato nell’Unione Europea, il vice presidente del Consiglio italiano Matteo Salvini.

Non è un caso che la prima schermaglia sia già iniziata con l’annuncio dello sforamento dei parametri finanziari italiani: una domanda oggi irricevibile, ma utile per ribaltare sul “capro espiatorio di Bruxelles” le difficoltà crescenti del bilancio italiano segnalate oggi dalla temuta “letterina” UE per ricordare all’Italia la lista degli impegni disattesi, in attesa di imminenti raccomandazioni che andranno strette al nostro traballante governo. Quanto basta ad alimentare una prova di forza estesa alla richiesta di ruoli di responsabilità nell’UE, pur sapendo che poche saranno le possibilità per un governo, con il colore e l’affidabilità attuale, di ottenere risposte soddisfacenti.

Una cosa è chiara a tutti nell’UE: Salvini, vincitore in questa Italia euroscettica è un perdente nell’Unione. Due buone ragioni per tenere lui e il nostro governo in una prudente quarantena.

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