Due Vertici senza pace

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Si sono conclusi a poche ore di distanza il Vertice del G7 in Puglia, sotto presidenza italiana e la Conferenza sull’Ucraina di Lucerna. Al cuore dei dibattiti, in ambedue gli eventi, le prospettive di pace e di guerra, anche se i relativi contesti e obiettivi differivano in modo significativo.

Abbiamo assistito infatti ad un G7, cioè l’incontro delle sette democrazie e economie più avanzate al mondo, reduce in gran parte da debolezze elettorali interne e, da anni a questa parte, in perdita di peso politico ed economico sulla scena globale. Una scena in pieno mutamento, sulla quale altri attori intendono giocare un ruolo e una partita non meno importanti e competitivi.

E’ in questo contesto, segnato dalle due guerre in corso e da un preoccupante conflitto commerciale con la Cina che la Presidenza italiana ha riaperto le porte del G7 ai leader di altri Paesi appartenenti al Sud Globale, dall’India al Brasile, dalla Turchia all’Argentina, dai Paesi del Medio Oriente ai rappresentanti delle Organizzazioni internazionali. Un’apertura che riflette, da una parte, la portata delle sfide globali in corso e dall’altra il tentativo di conferire al G7 il ruolo di attore per un dialogo più esteso e inclusivo con gran parte del resto del mondo e per un rinnovato e necessario multilateralismo.

In questo contesto, vari e molteplici sono stati gli obiettivi, le priorità, le riflessioni e i temi discussi, anche se, a volte, con conflittualità : la crescita economica globale, i partenariati con l’Africa e il suo sviluppo, le migrazioni, la transizione energetica e digitale, il sistema commerciale multilaterale e le sue regole, la sicurezza alimentare globale nonché l’intelligenza artificiale e il relativo Codice di condotta internazionale, tema quest’ultimo portato in particolare da Papa Francesco, invitato per la prima volta ad un G7. 

Poche, tuttavia, a fronte di tali sfide presenti e future, gli impegni e le misure concrete indicati e adottati, salvo la decisione di riconfermare il sostegno all’Ucraina e alla sua ricostruzione, con cinquanta miliardi di dollari, provenienti, in parte, dai profitti dei beni sovrani russi congelati e presenti negli Istituti di credito occidentali. Una decisione urgente e ad alto rischio, in particolare per l’incognita che rappresentano le prossime elezioni francesi e americane per il futuro del sostegno a Kiev e del G7 in generale. 

Si concludeva, quasi in contemporanea, anche la Conferenza di pace sull’Ucraina, organizzata dalla Svizzera, a Lucerna. Presenti circa novanta Paesi, parte dei quali appartenenti al Sud Globale e restii, se non contrari, ad accordare un sostegno a Kiev e a condannare l’aggressione della Russia.  Ma, come sottolineato dalla Presidente svizzera, Viola Amherd, e dallo stesso Presidente Zelensky, si tratta di un primo passo “possibile” sul lungo e difficile cammino di un negoziato di pace. 

Assenti al riguardo le due potenze dei BRICS :  la Russia, parte in causa ma estremamente distante dalle posizioni prese alla Conferenza per intavolare un negoziato e la Cina, che ha declinato l’invito. Le conclusioni finali della Conferenza chiedono l’integrità del territorio ucraino come base di qualsiasi accordo per terminare la guerra, la sicurezza alimentare e l’accesso ai porti del Mar Nero, il controllo di Kiev sulla centrale nucleare di Zaporizhzhya e il rilascio e lo scambio di tutti i prigionieri, a partire dai bambini ucraini  rapiti da Mosca.

Conclusioni finali alle quali non hanno aderito Paesi come il Brasile, l’India, il Sudafrica o l’Arabia Saudita, tutti Paesi che siedono accanto a Russia e Cina nel gruppo dei BRICS. Certamente la pace “giusta” è ancora lontana ma la speranza è d’obbligo affinché la comunità internazionale e, in particolare l’Europa, si facciano maggiormente carico di questo necessario e controverso cammino di pace.

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