Discriminazione in Unione europea: a che punto siamo? 

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Il dati raccolti da un’indagine di Eurobarometro evidenziano come la discriminazione in UE sia ancora un problema molto presente: più della metà degli intervistati afferma che nel proprio Paese esiste una diffusa discriminazione sulla base dell’origine etnica, dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale, e una persona intervistata su cinque afferma di essersi sentita personalmente discriminata o di aver subito molestie negli ultimi 12 mesi, per lo più in spazi pubblici o nell’ambiente di lavoro. Le forme di discriminazione o molestie più menzionate si basano sull’età, sul sesso, sulle “opinioni politiche”, sulla “situazione socioeconomica” e sull’“aspetto fisico generale”. L’unica eccezione è rappresentata dalla discriminazione sulla base della religione o delle convinzioni personali, ora meno diffusa rispetto al 2019.  

Sul piano dei diritti LGBTIAQ+, circa due terzi degli intervistati approvano la parità di diritti per le persone lesbiche, gay, bisessuali e per le persone transgender: questo sigifica che due persone su tre ritengono che le coppie omosessuali debbano avere lo stesso diritto a sposarsi, ad adottare e ad essere genitori di qualunque altra coppia eterosessuale. Più di sette persone su dieci (con un aumento del 2% rispetto alle indagini del 2019) concordano sul fatto che non ci sia nulla di sbagliato in una relazione sessuale tra due persone dello stesso sesso e che il matrimonio tra partner dello stesso sesso dovrebbe essere consentito in tutta Europa. Inoltre, il 62% degli intervistati  ritiene che le persone transgender dovrebbero poter modificare i propri documenti civili per adattarli alla propria identità di genere interiore e il 47% pensa che i documenti ufficiali dovrebbero avere un’opzione genere/sesso non binaria, per quelle persone che non si identificano nella tradizionale distinzione uomo/donna.  

Come emerso già nelle prime righe, gli spazi in cui si manifesta la maggior parte delle discriminazioni e delle molestie sono gli spazi pubblici e gli ambienti lavorativi: tra i criteri che possono svantaggiare i candidati durante le selezioni da parte di un’azienda , gli intervistati sono più propensi a menzionare l’ età del candidato (52%) e il suo modo di vestire o presentarsi (50%), ma anche l’aspetto fisico generale (44%),  la disabilità (43%), l’essere rom (42%), il colore della pelle (39%), l’accento (35%) e l’origine etnica (34 %).

Per approfondire: eurobarometro

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