Discorso del Presidente Mattarella al Meeting di Rimini

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Qui di seguito riportiamo parte dell’intervento del Presidente Mattarella alla cerimonia di inaugurazione di oggi, venerdì 19 agosto 2016, della XXXVII del Meeting per l’amicizia fra i popoli.

“…Oggi l’unità, la coesione del nostro Paese è una grande questione connessa all’unità, alla coesione dell’Europa. 
E’ una pericolosa illusione rifugiarsi nella dimensione nazionale, sperando così, velleitariamente, di difendersi dal mondo globalizzato. 
Lo stato dell’Unione Europea non ci soddisfa appieno, è vero.
E’ un’Europa incerta, impaurita, lenta, che ha ridotto la sua capacità di politica lungimirante e coraggiosa. Non è ancora riuscita a risolvere la divergenza tra chi la considera soltanto un’utile cornice entro cui gli Stati collaborano e chi, con maggiore ambizione e senso della storia, la considera un percorso di crescente integrazione politica. 
La missione di un’Italia consapevole del proprio ruolo – e della validità storica del progetto di integrazione europea – è esattamente quella di contribuire al rilancio dell’Unione.
E’ questo il destino migliore per noi e i nostri giovani. Dobbiamo aprire la strada al futuro, non illuderci di poterci riparare in improbabili trincee.
La separazione moltiplica le rivalità, provoca diffidenze e contrapposizioni e questi sono i germi dei conflitti nell’Europa dei secoli scorsi – quelli che Alcide De Gasperi definiva, nel 1951, “germi di disgregazione e di declino, di reciproca diffidenza” – che non possiamo oggi rischiare di far riaffiorare.
L’Europa è la dimensione necessaria per affrontare, con umanità ed efficacia, la politica dell’immigrazione e l’accoglienza dei profughi che fuggono dalle violenze e dalle guerre. Tanta strada è ancora da fare. Ci vuole umanità verso chi è perseguitato, accoglienza per chi ha bisogno e, insieme, sicurezza di rispetto delle leggi da parti di chi arriva. Occorre severità massima nei confronti di chi si approfitta di essere umani in difficoltà, cooperazione con i Paesi di provenienza e di transito dei migranti. Ci vuole intelligenza e visione per battere chi vuole la guerra e la provoca. 

Senza Europa, da solo, neppure il Paese più forte può farcela a garantire la sicurezza e lo sviluppo che i suoi cittadini chiedono.

La portata inedita delle migrazioni suscita apprensione. Si tratta di un’ansia, di una paura comprensibile, che non va sottovalutata. Ma non dobbiamo farci vincere dall’ansia e dobbiamo impedire che la paura snaturi le nostre conquiste, la nostra civiltà, i nostri valori. Quelli per i quali noi europei siamo un modello e un traguardo nel mondo. 
Vorrei ripetere anche qui che non possiamo deturpare l’immagine dell’Europa, come luogo di libertà, di democrazia, di diritti, per renderla meno attraente.
Il tema delle migrazioni, oggi, rende evidente come ci si realizzi davvero insieme agli altri e non da soli.
Fino a qualche tempo addietro i continenti erano separati. Mancavano effettiva conoscenza vicendevole e possibilità diffusa di spostamenti.
Oggi i mezzi di comunicazione cancellano le distanze, fanno conoscere in tempo reale diversità di condizioni di vita e di benessere e permettono di viaggiare con relativa facilità e velocemente, anche se, come ben sappiamo, per tanti questo avviene subendo pesanti angherie e affrontando rischi gravissimi.
Il mondo è cambiato ed è ormai questo. E non se ne può scendere come ipotizzava il titolo di un vecchio film”

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